L’idea in 3 righe

Scrivi la tua idea di romanzo in un solo foglio. Fatto? Adesso comincia a ridurla: a una sola facciata. Poi a mezza. Infine, a 3 righe. Tre sole righe. Adesso ci siamo.

Avere scritto quelle tre righe ci farà sempre comprendere, in ogni momento della scrittura vera e propria, quale sarà la scelta più coerente con il disegno generale impedendoci di uscire dal seminato (p. 61).

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Idea (premessa drammaturgica)

L’idea (che Truby chiama “premessa drammaturgica”; termine che preferiamo evitare, perché crea confusione con il concetto di premessa, che è tutt’altra cosa) è la tua storia condensata in una sola frase. Ricordi quando il produttore – nei Protagonisti di Robert Altman – chiede al candidato di sintetizzare la sua idea in 25 parole? Ecco, è quella.

La premessa drammaturgica è la combinazione più semplice di trama e personaggio, e consiste in genere in un evento che dà l’avvio all’azione seguito da una descrizione sommaria del protagonista e dell’esito della storia (p. 16).

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Pianificazione

Importanza del metodo cartesiano di scomporre un problema grande in sottoproblemi, più piccoli, che è possibile risolvere più facilmente uno alla volta.

Quando mi trovo a parlare con gruppi di scrittori, spesso domando: «Quanti di voi hanno mai corso una maratona?». In un gruppo di cento, forse le mani alzate saranno una o due. «Se allenati e motivati nel modo corretto, quanti di voi pensano che riuscirebbero a correre 30 chilometri?». Le mani aumentano. «E se poteste farlo in 60 giorni, in modo da poter correre solo mezzo chilometro al giorno?». A questo punto, la maggior parte delle mani vanno su (p. 148).

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Coincidenze (e come trattarle)

Si è parlato tante volte (e si ripete spesso, giustamente) del cosiddetto “fucile di Cechov“, enunciato più o meno così: “Se in una scena c’è un fucile appeso alla parete, in una scena successiva quel fucile dovrà sparare”. Che andrebbe inteso in almeno due sensi:

  • la narrativa è essenziale, per cui l’autore non dà al lettore dettagli irrilevanti
  • se un fucile prima o poi dovrà sparare, è importante che lo stesso sia stato appeso in precedenza a una parete: ciò affinché il ritrovamento dell’arma usata non appaia una coincidenza fortuita, ma una conseguenza del mondo così com’è disposto e rappresentato nella storia.
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Incipit

“La prima impressione è quella conta”. Può sembrare eccessivo, ma non di molto: spesso la prima impressione coincide con l’ultima e le prime parole di uno scrittore sono determinanti nel presentare lui e il suo romanzo al lettore, che non ci metterà molto a decidere se andare avanti nella lettura o lasciar perdere. In generale, i primi capoversi hanno il compito di accendere la curiosità ed è importante che ciò avvenga con la massima rapidità possibile.

Di seguito, alcun modi per iniziare una storia:

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Oscenità

In letteratura non ci sono parole proibite, né sconce né indecenti. Quello che diventa volgare è il modo di affrontare l’argomento. L’unico pudore che non bisogna perdere consiste nel rispetto del punto di vista del personaggio: riconoscere la sua verità come un’interezza che non va mai offesa, mai misconosciuta.

Questo è il parere di Dacia Maraini. Novakovich, tuttavia, ci va più piano:

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Cliché

Un cliché è una figura retorica o un’immagine che una volta ha avuto il suo posto al sole. Un tempo la frase “essere come un libro aperto” era poetica e degna di Shakespeare. Adesso è solo un vecchio cliché.

Se avessi creato tu quella frase, potresti andarne fiero. Ma non sei stato tu, e quindi una frase del genere va usata solo se a pronunciarla è un personaggio con determinate caratteristiche (p. 148).

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