Coincidenze (e come trattarle)

Si è parlato tante volte (e si ripete spesso, giustamente) del cosiddetto “fucile di Cechov“, enunciato più o meno così: “Se in una scena c’è un fucile appeso alla parete, in una scena successiva quel fucile dovrà sparare”. Che andrebbe inteso in almeno due sensi:

  • la narrativa è essenziale, per cui l’autore non dà al lettore dettagli irrilevanti
  • se un fucile prima o poi dovrà sparare, è importante che lo stesso sia stato appeso in precedenza a una parete: ciò affinché il ritrovamento dell’arma usata non appaia una coincidenza fortuita, ma una conseguenza del mondo così com’è disposto e rappresentato nella storia.

Tuttavia, eliminare del tutto le coincidenze da una narrazione è praticamente impossibile. È dunque necessario imparare non tanto a farne a meno (sì, anche, certo), quanto a gestirle in maniera appropriata, affinché essere possano trovare comunque un senso e una collocazione adeguati all’interno della storia.

Ecco alcuni dei modi per trattarle:

  • attirare l’attenzione su di esse lamentandosene : in questo modo, il personaggio è il primo a rilevare la stranezza della situazione (nella vita le cose strane capitano, no?) e il lettore non ha la sensazione che l’autore stia cercando di prenderlo in giro
  • predestinazione: se un certo personaggio è colui che tutti attendono come il messia, non sarà strano che a lui, proprio a lui e solo a lui accadano certe cose anche strane
  • spiegazione autorevole: se un personaggio che finora ha sempre parlato nella maniera giusta, mostrandosi saggio e affidabile, il lettore sarà portato a credergli anche stavolta, nonostante l’unica spiegazione possa magari essere “C’è solo un uomo che può farlo ed è lui”
  • seguito: se la coincidenza è seguita da una valanga di eventi abnormi, il lettore sarà portato a sminuire la fatalità dell’evento a monte

Ricorda che le coincidenze non necessarie sono le peggiori. E che per le coincidenze sfavorevoli, ironicamente, vale tutto il contrario:

Se l’eroe avesse bisogno di cento dollari per recuperare dal banco dei pegni la sua pistola, sarebbe davvero una pessima coincidenza quella che gli si facesse trovare una banconota da cento dollari per strada. [Ma] se l’eroe i cento dollari li avesse già, ma li perdesse o gli venissero rubati poco prima di riscattare la pistola, il pubblico non si ribellerebbe. Se finisse con le spalle al muro in un vicolo in cui sa che c’è una porta, ma solo allora scoprisse che non è possibile aprirla, non ci indigneremmo con l’autore (p. 142).

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