Non c’è niente di peggio, in narrativa, della prevedibilità.
Se sappiamo per certo cosa accadrà, la storia è prevedibile (p. 51).
Ovvero, qualcosa di peggio c’è…

… l’assoluta imprevedibilità.
(Ti sei accorto che quello che hai appena letto è un esempio di cliffhanger?)
Ancora peggio è non avere la più pallida idea di cosa riservi il prossimo futuro (p. 51).
Come trovare il giusto equilibrio?
La chiave per sfuggire alla prevedibilità non sta nel nascondere i potenziali cambiamenti, ma nel variare i modi in cui la storia affronta e risolve quelle tensioni. Se l’eroe ha finora vinto tutte le battaglie, l’esito della prossima battaglia sarà prevedibile: vincerà. Se il nostro povero protagonista passivo e affetto da vittimismo viene sempre respinto, sarà facile prevedere cosa accadrà la prossima volta: verrà respinto. Se invece il personaggio ha vinto alcune battaglie perdendone altre, se le precedenti tensioni sono state affrontate e risolte con una certa varietà di esiti, allora la prossima tensione non avrà un esito prevedibile (p. 53).
Il punto più alto di questa strategia è la creazione di un colpo di scena, l’introduzione di una variazione completamente inattesa (in modo giustificato e coerente, che allo stupore non mescoli una sensazione di straniamento). Il colpo di scena più riuscito è anzi quello che finisce per sembrare, inaspettatamente, l’unica vera possibilità, che suscita nel lettore la reazione: “Ma certo!”


