#18 – E infine…

… si può eliminare dal testo il TELL iniziale

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Le tornò in mente il ricordò di quella volta in cui suo padre l’aveva sgridata. «Avevi promesso di pensarci tu – le aveva detto. – Mi hai deluso». Ma lei non se n’era dimenticata; anzi, per tutto il tempo, non aveva fatto altro che pensarci. Non ce n’era stata proprio la possibilità. Ma adesso, detta così, sarebbe sembrata una scusa. Ripensandoci, in seguito, se n’era pentita: se solo avesse avuto la forza di spiegarsi, suo padre l’avrebbe capita.

Allora si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

Lui fece uno starnuto così forte che lo lasciò intontito per diversi secondi. Quando si riprese, andò verso il centro della stanza, scostò una sedia dal tavolo, la girò verso di sé e ci si sedette, a gambe divaricate, con le braccia appoggiate alla spalliera.

Lei capì che non aveva nessuna intenzione di finirla lì; sarebbe finita solo quando l’avesse stabilito lui. Era sempre andata così. “Ma non questa volta”, pensò. “Non questa volta”.

Si asciugò le mani con uno straccio, poi si voltò verso di lui. L’occhio le cadde sul coltello da pane, appena riposto. Poi gli disse:

«Quei soldi non ci sono più. Lo sai anche tu. E sai anche che io non li ho spesi. – Fece una pausa. – Non mi chiedi a chi li ho dati?»

[Lei si voltò e disse che quei soldi non li aveva più perché li aveva dati a qualcun altro.]

CONCLUSIONI

L’importanza dello show, don’t tell – oltre a coinvolgere il lettore e a trasportarlo nella scena – sta come abbiamo visto nell’aggiungere elementi di realtà che permettono di vedere le cose proprio come l’autore ha inteso rappresentarle.

Va da sé che, nella scrittura, il contesto imporrà scelte molto più fluide di quella presentata, la quale va dunque intesa come un repertorio (ovviamente non esaustivo) di possibilità e non certo come uno schema da applicare rigidamente. Volta per volta, l’ordine degli SHOW sarà diverso: alcuni compariranno, altri no; certi andranno frammentati in più punti, per cadenzare il ritmo (come ad es. in #5), certi andranno invece espansi per dare rilievo a questo o quell’aspetto, a seconda delle esigenze della narrazione. Similmente, non è detto che d’ogni fattispecie se ne debba presentare sempre una sola (c’è ad es. un’ulteriore battuta di dialogo in #17); al contrario, potranno esserci trenta battute di dialogo e nessuna divagazione; quattro movimenti di scena e nessun movimento continuo e così via. 

La precisione che lo SHOW permette di ottenere è anche evidente nelle note fra parentesi quadre: come ad es. nella nota del #2, nella quale la cucina appare semplicemente buia, ma non è possibile vedere la presenza della finestra e la posizione del lavello. 

#17 – Finale della scena

(Dove l’azione, iniziata in apertura, si conclude)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Le tornò in mente il ricordò di quella volta in cui suo padre l’aveva sgridata. «Avevi promesso di pensarci tu – le aveva detto. – Mi hai deluso». Ma lei non se n’era dimenticata; anzi, per tutto il tempo, non aveva fatto altro che pensarci. Non ce n’era stata proprio la possibilità. Ma adesso, detta così, sarebbe sembrata una scusa. Ripensandoci, in seguito, se n’era pentita: se solo avesse avuto la forza di spiegarsi, suo padre l’avrebbe capita.

Allora si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

Lui fece uno starnuto così forte che lo lasciò intontito per diversi secondi. Quando si riprese, andò verso il centro della stanza, scostò una sedia dal tavolo, la girò verso di sé e ci si sedette, a gambe divaricate, con le braccia appoggiate alla spalliera.

Lei capì che non aveva nessuna intenzione di finirla lì; sarebbe finita solo quando l’avesse stabilito lui. Era sempre andata così. “Ma non questa volta”, pensò. “Non questa volta”.

Si asciugò le mani con uno straccio, poi si voltò verso di lui. L’occhio le cadde sul coltello da pane, appena riposto. Poi gli disse:

«Quei soldi non ci sono più. Lo sai anche tu. E sai anche che io non li ho spesi. – Fece una pausa. – Non mi chiedi a chi li ho dati?»

[Lei si voltò e disse che quei soldi non li aveva più perché li aveva dati a qualcun altro.]

#16 – Riflessione del personaggio

(Un personaggio riflette su quanto sta accadendo ovvero sul da farsi)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Le tornò in mente il ricordò di quella volta in cui suo padre l’aveva sgridata. «Avevi promesso di pensarci tu – le aveva detto. – Mi hai deluso». Ma lei non se n’era dimenticata; anzi, per tutto il tempo, non aveva fatto altro che pensarci. Non ce n’era stata proprio la possibilità. Ma adesso, detta così, sarebbe sembrata una scusa. Ripensandoci, in seguito, se n’era pentita: se solo avesse avuto la forza di spiegarsi, suo padre l’avrebbe capita.

Allora si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

Lui fece uno starnuto così forte che lo lasciò intontito per diversi secondi. Quando si riprese, andò verso il centro della stanza, scostò una sedia dal tavolo, la girò verso di sé e ci si sedette, a gambe divaricate, con le braccia appoggiate alla spalliera.

Lei capì che non aveva nessuna intenzione di finirla lì; sarebbe finita solo quando l’avesse stabilito lui. Era sempre andata così. “Ma non questa volta”, pensò. “Non questa volta”.

[Anche qui, come nel caso della divagazione, non viene mostrato qualcosa sulla scena; in questo caso, viene dato accesso all’interiorità di un personaggio, per preparare quello che accadrà subito dopo. A differenza della divagazione, tuttavia, che appartiene al narratore, la riflessione appartiene a un personaggio.]

#15 – Azione improvvisa del personaggio

(Azione che uno dei personaggi compie in maniera estemporanea)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Le tornò in mente il ricordò di quella volta in cui suo padre l’aveva sgridata. «Avevi promesso di pensarci tu – le aveva detto. – Mi hai deluso». Ma lei non se n’era dimenticata; anzi, per tutto il tempo, non aveva fatto altro che pensarci. Non ce n’era stata proprio la possibilità. Ma adesso, detta così, sarebbe sembrata una scusa. Ripensandoci, in seguito, se n’era pentita: se solo avesse avuto la forza di spiegarsi, suo padre l’avrebbe capita.

Allora si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

Lui fece uno starnuto così forte che lo lasciò intontito per diversi secondi. Quando si riprese, andò verso il centro della stanza, scostò una sedia dal tavolo, la girò verso di sé e ci si sedette, a gambe divaricate, con le braccia appoggiate alla spalliera.

[Poi entrò e andò a sedersi.]

#14 – Flashback

(Scena appartenente al passato che si collega al presente tramite il ricordo di uno dei personaggi, o la rievocazione del narratore)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Le tornò in mente il ricordò di quella volta in cui suo padre l’aveva sgridata. «Avevi promesso di pensarci tu – le aveva detto. – Mi hai deluso». Ma lei non se n’era dimenticata; anzi, per tutto il tempo, non aveva fatto altro che pensarci. Non ce n’era stata proprio la possibilità. Ma adesso, detta così, sarebbe sembrata una scusa. Ripensandoci, in seguito, se n’era pentita: se solo avesse avuto la forza di spiegarsi, suo padre l’avrebbe capita.

Allora si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

Lui fece uno starnuto così forte che lo lasciò intontito per diversi secondi.

[Una volta aveva deluso suo padre; colpa sua, non aveva saputo spiegarsi.]

#13 – Agente personale

(L’azione può essere accompagnata anche da qualcosa che capita a uno dei personaggi)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

Lui fece uno starnuto così forte che lo lasciò intontito per diversi secondi.

[Lui starnutì.]

#12 – Agente impersonale interno

(L’azione può essere accompagnata anche da qualcosa che avviene nell’ambiente interno alla scena)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[Il telefono squillò.]

#11 – Agente impersonale esterno

(Qualcosa che avviene nell’ambiente esterno alla scena, che può spezzarne la monotonia, o accompagnarne l’azione)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[disse. L’arrivo di un lampo fece pensare al peggio.]

#10 – Divagazione del narratore

(Riflessione a latere condotta dal narratore in relazione a quanto appena narrato o a quanto sta per essere narrato. Una divagazione che non abbia relazione con il narrato è semplicemente fuori luogo)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi. Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[Una divagazione non punta a mostrare qualcosa di ulteriore, ma ad approfondire lo spessore dei fatti narrati.]

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