Aggregatore

Si tratta di un metodo grazie al quale una certa sensazione o emozione viene raccontata, descritta, richiamata, portata sulla pagina attraverso degli oggetti concreti o una situazione particolare in grado di suscitare nel lettore ciò che sente e desidera esprimere senza il bisogno di una mediazione o di una spiegazione.

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Premessa

La premessa può essere definita come una verità o una riflessione – solitamente, ma non sempre, riguardante la natura umana – che viene dimostrata e comprovata dagli eventi della storia e dalla sua conclusione. Spesso può essere riassunta in una unica frase, del tipo “Il vero amore non muore mai”.

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Tema

Il tema è un concetto abbastanza semplice: è ciò di cui parla la tua storia. Il tema non è il messaggio della storia (nessuna storia dovrebbe aspirare a “mandare un messaggio”: «Se vuoi mandare un messaggio, non scrivere un romanzo: chiama la Western Union») e non è nemmeno la morale (a meno che tu non stia scrivendo una favola del genere di Esopo). Il tema è il concetto centrale di una storia.

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Ostacoli

Anche se la storia che stai scrivendo non prevede pericoli fisici, puoi rendere pericolosa la situazione del protagonista. Quando descrivi scene ed eventi, tieni sempre in mente le paure e le incertezze del protagonista e concentra la storia su di esse. Chiediti, in ogni scena: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere adesso?” e cerca di capire se può funzionare.

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Fallacie

La deduzione, logicamente valida se ben architettata, è fondamentale in un dibattito: qualora un discorso sia fondato su ragionamenti deduttivi errati, si incorre in fallacie logiche o, appunto, deduttive.

La fallacia è interessante e utile dal punto di vista narrativo in quanto consente di creare dialoghi che non sono guidati dalla logica, bensì da un interesse a depistare, mistificare, confondere…

Di seguito alcuni tipi di fallacia logica:

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Telefonata

Si dicono “telefonate” le scene o le situazioni spudoratamente strumentali. Ad esempio tutte le volte che qualcuno toglie i bossoli a una pistola (in una scena figlia) l’arma finirà fatalmente nelle mani di qualcun altro che la crede carica (nella scena madre).

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Tinca

Nel gergo della narrativa, una “tinca” è un personaggio privo di qualunque spessore, che serve solo come strumento a fini narrativi (recare un messaggio, rompere un oggetto…) ma che sembra talmente finto da non assomigliare nemmeno a una persona in carne e ossa.

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