Aggregatore

Si tratta di un metodo grazie al quale una certa sensazione o emozione viene raccontata, descritta, richiamata, portata sulla pagina attraverso degli oggetti concreti o una situazione particolare in grado di suscitare nel lettore ciò che sente e desidera esprimere senza il bisogno di una mediazione o di una spiegazione.

Si pensi per esempio a Eugenio Montale, “Spesso il male di vivere ho incontrato”: «era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’accartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato». Ecco delle immagini sensibili (il rivo strozzato, la foglia accartocciata) che ci manifestano sinteticamente, molto meglio di lunghe descrizioni, la difficoltà di stare al mondo che il poeta cerca di esprimere. (Se lo avesse fatto con spiegazioni didascaliche, anziché con delle immagini, avremmo ottenuto un saggio anziché una poesia). Questo è l’aggregatore: qualcosa di concreto e visibile tramite cui comunicare al lettore qualcosa di inesprimibile in modo diretto (un sentimento, un senso ecc.).

L’aggregatore è importante perché sposta l’attenzione su di sé, attrae lo sguardo del lettore, in apparenza distraendolo, ma in realtà conferendo il significato che quella scena ha. Si pensi all’immagine di una ventola che gira al soffitto di un ufficio afoso di un detective privato in un vecchio film hard-boiled: allusione a una situazione stagnante e apparentemente senza soluzione. O ancora: un aereo che passa sopra la nostra testa mentre stiamo andando a un funerale: molti ricordi ci legano alla persona che è mancata, e noi non vorremmo essere al suo funerale, ma da tutt’altra parte, lontano (pp. 408-410).

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