#14 – Flashback

(Scena appartenente al passato che si collega al presente tramite il ricordo di uno dei personaggi, o la rievocazione del narratore)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Le tornò in mente il ricordò di quella volta in cui suo padre l’aveva sgridata. «Avevi promesso di pensarci tu – le aveva detto. – Mi hai deluso». Ma lei non se n’era dimenticata; anzi, per tutto il tempo, non aveva fatto altro che pensarci. Non ce n’era stata proprio la possibilità. Ma adesso, detta così, sarebbe sembrata una scusa. Ripensandoci, in seguito, se n’era pentita: se solo avesse avuto la forza di spiegarsi, suo padre l’avrebbe capita.

Allora si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

Lui fece uno starnuto così forte che lo lasciò intontito per diversi secondi.

[Una volta aveva deluso suo padre; colpa sua, non aveva saputo spiegarsi.]

Antagonista

Spesso si crede che l’antagonista debba essere necessariamente cattivo; ma non è così. Volendo considerare l’antagonista da un punto di vista strutturale, analizzandone la funziona narrativa, un buon antagonista non mira soltanto a impedire che il protagonista consegua il suo obiettivo, ma, di più, è in competizione con lui per il raggiungimento dello stesso obiettivo.

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Scelta morale

Il tema centrale di una storia si identifica spesso con la scelta morale che il protagonista deve compiere, in genere verso la fine. Questo tema, di solito, racchiude in sé la visione del mondo dell’autore, riflette il suo punto di vista morale ed è uno dei motivi che lo spingono a scrivere.

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Tensione nel finale

Poiché i finali hanno un’importanza fondamentale, e poiché non c’è scrittore che non voglia concludere in modo clamoroso, capita non di rado che la storia deragli proprio nel finale – perché si eccede con un finale troppo al di sopra o troppo diverso dalla storia precedente. Non va dimenticato che gli eventi del finale devono essere proporzionali (e, anche quando salgono, vanno collocati in continuità, non in rottura, con ciò che viene prima).

Di seguito, alcune linee-guida per accertarsi che il finale sia efficace e che il lettore chiuda il libro con il dispiacere di dover lasciare il mondo fittizio (pp. 141-142):

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