Il dialogo dice di più di quello che dice. Perché il dialogo insinua. Risuona.
Dal subconscio, quando ascoltiamo un grande dialogo, affiorano alla mente associazioni con ciò che viene detto; e questo approfondisce i personaggi e aggiunge spessore al loro scambio. È quello che si definisce sottotesto (p. 85).
Si è parlato tante volte (e si ripete spesso, giustamente) del cosiddetto “fucile di Cechov“, enunciato più o meno così: “Se in una scena c’è un fucile appeso alla parete, in una scena successiva quel fucile dovrà sparare”. Che andrebbe inteso in almeno due sensi:
la narrativa è essenziale, per cui l’autore non dà al lettore dettagli irrilevanti
se un fucile prima o poi dovrà sparare, è importante che lo stesso sia stato appeso in precedenza a una parete: ciò affinché il ritrovamento dell’arma usata non appaia una coincidenza fortuita, ma una conseguenza del mondo così com’è disposto e rappresentato nella storia.
“La prima impressione è quella conta”. Può sembrare eccessivo, ma non di molto: spesso la prima impressione coincide con l’ultima e le prime parole di uno scrittore sono determinanti nel presentare lui e il suo romanzo al lettore, che non ci metterà molto a decidere se andare avanti nella lettura o lasciar perdere. In generale, i primi capoversi hanno il compito di accendere la curiosità ed è importante che ciò avvenga con la massima rapidità possibile.
In letteratura non ci sono parole proibite, né sconce né indecenti. Quello che diventa volgare è il modo di affrontare l’argomento. L’unico pudore che non bisogna perdere consiste nel rispetto del punto di vista del personaggio: riconoscere la sua verità come un’interezza che non va mai offesa, mai misconosciuta.
Questo è il parere di Dacia Maraini. Novakovich, tuttavia, ci va più piano:
Un cliché è una figura retorica o un’immagine che una volta ha avuto il suo posto al sole. Un tempo la frase “essere come un libro aperto” era poetica e degna di Shakespeare. Adesso è solo un vecchio cliché.
Se avessi creato tu quella frase, potresti andarne fiero. Ma non sei stato tu, e quindi una frase del genere va usata solo se a pronunciarla è un personaggio con determinate caratteristiche (p. 148).
La suspense non dev’essere necessariamente legata alla paura:
Ritorniamo alla telefonista di Easy virtue: sta ascoltando il giovane e la ragazza che non sono mai stati mostrati sullo schermo, mentre parlano di matrimonio. In questo momento la centralinista è piena di suspense, ne è carica: la donna che si trova a un capo della linea accetterà di sposare l’uomo a cui telefona? La centralinista ha provato un senso di sollievo quando la donna ha risposto sì e la sua suspense è terminata (p. 59).
la vera suspense si accompagna al dilemma morale e al coraggio di fare e agire in base a delle scelte. La falsa suspense nasce dal verificarsi accidentale e insignificante di una successione di eventi (p. 73).
(I personaggi non sono portatori ambulanti di idee che esprimono a parole e di comportamenti che esprimono nei gesti: sono anche e soprattutto dotati di un corpo e hanno sensazioni, spesso indotte dall’ambiente esterno – calore, sudore, brividi…)
La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.
Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi. Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».
Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza.
Lei si difese.
«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.
Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.
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