La suspense secondo John Gardner

Nella lezione di John Gardner

la vera suspense si accompagna al dilemma morale e al coraggio di fare e agire in base a delle scelte. La falsa suspense nasce dal verificarsi accidentale e insignificante di una successione di eventi (p. 73).

In particolare, sono le scelte morali a determinare la suspense più alta.

Immaginiamo la seguente scena: un uomo, Frank, si trasferisce nell’appartamento accanto a quello della figlia adolescente, Wanda, che non sa di essere sua figlia. L’uomo non si rivela. I due diventano amici e dopo un po’, nonostante la differenza d’età, lei comincia a provare un’attrazione sessuale per lui (p. 72).

Si pone subito il dilemma morale. Non solo perché Frank non è indifferente al fascino di Wanda, ormai grande e obiettivamente attraente; ma anche perché, pur volendo rivelarsi e sgombrare il campo da ogni equivoco e ogni tentazione, non può farlo, in quanto ciò metterebbe a rischio tutto ciò che ha costruito negli anni (lo scrittore ci spiegherà poi in che senso e in che modo; ma sappiamo che è così). È su questo tipo di dilemma morale che, secondo Gardner, si innesta la vera suspense:

Cosa farà adesso Frank? […] Coinvolgendosi personalmente nella storia, il lettore prova l’autentica suspense, cioè l’autentico interesse per i personaggi. Egli prende parte attiva, per quanto secondaria, alla crescita della storia e al suo sviluppo: fa delle congetture, delle previsioni […] Se Frank è tratteggiato con chiarezza ed è interessante, se è un individuo realistico, il lettore si preoccupa per lui, lo capisce, si interessa alle scelte che fa. Così se Frank a un certo punto, per vigliaccheria o indecisione, fa una scelta che qualsiasi individuo rispettabile riconoscerebbe essere sbagliata, il lettore proverà imbarazzo e vergogna al posto suo, così come li proverebbe se qualcuno a cui vuol bene, o egli stesso, stesse per fare una scelta simile. Se Frank prima o poi si comporta coraggiosamente, o perlomeno onestamente, altruisticamente, il lettore sentirà un brivido d’orgoglio, come se egli stesso o qualcuno a cui egli vuol bene si fosse comportato bene (pp. 73-74).

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