CHIUSO – Seminario Spartaco Scrivere un romanzo in 7 mesi

📖 Scrivere un romanzo in 7 mesi si può.

📄 Vieni a scoprire il metodo della pianificazione narrativa, per passare dalla semplice idea di base alla prima stesura completa (dalla prima all’ultima parola) del libro che hai in mente.

➡️ Paolo Calabrò è coach professionista, editor, traduttore, saggista e autore di noir.

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Desiderio

Nel cuore di ogni romanzo batte il desiderio dei personaggi.

Un personaggio deve volere qualcosa. Il desiderio è la forza che muove la natura umana e, applicato alla narrativa, è ciò che porta avanti una storia. Puoi creare un personaggio con abitudini strampalate di alto intelletto con buona predisposizione all’avventura, ma se tutto ciò che fa è starsene seduto in poltrona i tuoi lettori si divertiranno di più a girarsi i pollici. Dai a un personaggio il desiderio di viaggiare dalla Florida al Maine su una mongolfiera e la storia si metterà in moto, specialmente se questo personaggio non sa pilotare una mongolfiera (p. 21).

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L’idea in 3 righe

Scrivi la tua idea di romanzo in un solo foglio. Fatto? Adesso comincia a ridurla: a una sola facciata. Poi a mezza. Infine, a 3 righe. Tre sole righe. Adesso ci siamo.

Avere scritto quelle tre righe ci farà sempre comprendere, in ogni momento della scrittura vera e propria, quale sarà la scelta più coerente con il disegno generale impedendoci di uscire dal seminato (p. 61).

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Idea (premessa drammaturgica)

L’idea (che Truby chiama “premessa drammaturgica”; termine che preferiamo evitare, perché crea confusione con il concetto di premessa, che è tutt’altra cosa) è la tua storia condensata in una sola frase. Ricordi quando il produttore – nei Protagonisti di Robert Altman – chiede al candidato di sintetizzare la sua idea in 25 parole? Ecco, è quella.

La premessa drammaturgica è la combinazione più semplice di trama e personaggio, e consiste in genere in un evento che dà l’avvio all’azione seguito da una descrizione sommaria del protagonista e dell’esito della storia (p. 16).

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Pianificazione

Importanza del metodo cartesiano di scomporre un problema grande in sottoproblemi, più piccoli, che è possibile risolvere più facilmente uno alla volta.

Quando mi trovo a parlare con gruppi di scrittori, spesso domando: «Quanti di voi hanno mai corso una maratona?». In un gruppo di cento, forse le mani alzate saranno una o due. «Se allenati e motivati nel modo corretto, quanti di voi pensano che riuscirebbero a correre 30 chilometri?». Le mani aumentano. «E se poteste farlo in 60 giorni, in modo da poter correre solo mezzo chilometro al giorno?». A questo punto, la maggior parte delle mani vanno su (p. 148).

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#12 – Agente impersonale interno

(L’azione può essere accompagnata anche da qualcosa che avviene nell’ambiente interno alla scena)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Il telefono suonò con quel suo trillo allegro che sembrava dovesse comunicare ogni volta chi sa quale buona notizia. Non accadeva mai. Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[Il telefono squillò.]

#11 – Agente impersonale esterno

(Qualcosa che avviene nell’ambiente esterno alla scena, che può spezzarne la monotonia, o accompagnarne l’azione)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi – disse, mentre un lampo si fece strada in un attimo all’interno, riempiendo la camera di chiarore e di presagio. – Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[disse. L’arrivo di un lampo fece pensare al peggio.]

Ho autopubblicato un libro. E se lo traducessi con l’AI? – I dubbi dello scrittore #9

Si potrebbe parlare a lungo dell’arte della traduzione, citare i nomi dei grandi traduttori italiani dal russo che ci hanno fatto piangere, quando eravamo giovani, sulle pagine di Anna Karenina e Alla vigilia, si potrebbe consigliare Fra le righe di Silvia Pareschi, che oltre a essere splendido, ha un capitolo interamente dedicato all’intelligenza artificiale. Ma facciamola breve: ascoltare qualcuno che parla male è fastidioso, alla prima cantonata magari sorridi, alla seconda ti domandi dov’è che potrà arrivare, alla terza capisci che stai sprecando il tuo tempo e che di lì a poco lo manderai a quel paese. Perché uno che parla male pensa male, e se a volte ci accontentiamo della traduzione dell’AI per i saggi è solo perché, interessati al contenuto, decidiamo di sacrificare la forma (e lo facciamo gratis). Ma i romanzi? Quelli mica li leggiamo gratis? E anche se fosse: in un romanzo la bellezza è importante almeno quanto il contenuto. Che faremo? Leggeremo Guerra e pace tradotto online un capitolo alla volta per poter dire, infine, che parlava della Russia?

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#10 – Divagazione del narratore

(Riflessione a latere condotta dal narratore in relazione a quanto appena narrato o a quanto sta per essere narrato. Una divagazione che non abbia relazione con il narrato è semplicemente fuori luogo)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi. Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza. Tutti danno importanza ai soldi, chi più chi meno. Ma pochi sono disposti a perdere anche quel che hanno, per recuperarli.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio. Cominciò a sudare istantaneamente, nonostante facesse freddo fuori, lo percepiva attraverso la finestra.

Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[Una divagazione non punta a mostrare qualcosa di ulteriore, ma ad approfondire lo spessore dei fatti narrati.]

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