Si potrebbe parlare a lungo dell’arte della traduzione, citare i nomi dei grandi traduttori italiani dal russo che ci hanno fatto piangere, quando eravamo giovani, sulle pagine di Anna Karenina e Alla vigilia, si potrebbe consigliare Fra le righe di Silvia Pareschi, che oltre a essere splendido, ha un capitolo interamente dedicato all’intelligenza artificiale. Ma facciamola breve: ascoltare qualcuno che parla male è fastidioso, alla prima cantonata magari sorridi, alla seconda ti domandi dov’è che potrà arrivare, alla terza capisci che stai sprecando il tuo tempo e che di lì a poco lo manderai a quel paese. Perché uno che parla male pensa male, e se a volte ci accontentiamo della traduzione dell’AI per i saggi è solo perché, interessati al contenuto, decidiamo di sacrificare la forma (e lo facciamo gratis). Ma i romanzi? Quelli mica li leggiamo gratis? E anche se fosse: in un romanzo la bellezza è importante almeno quanto il contenuto. Che faremo? Leggeremo Guerra e pace tradotto online un capitolo alla volta per poter dire, infine, che parlava della Russia?

Stimare che una traduzione automatica del tuo romanzo – che, con ogni probabilità, punti a mettere in vendita, giusto? – sia sufficiente per te e per il tuo pubblico, fa pensare che tu abbia una stima molto bassa del tuo scritto e di coloro che lo leggeranno. Peraltro il fenomeno sta diventando sempre più ampio, non è più limitato a singoli casi, perché le traduzioni automatiche che vengono messe in commercio con tanto di copertina e ISBN vanno aumentando; e se prima si diffidava in generale dei prodotti autopubblicati, privi della garanzia che poteva essere offerta dal nome dell’editore e della collana, oggi la diffidenza aumenta: per quale motivo io, lettore inglese, dovrei acquistare il libro di un italiano, “independently published”, dove non è riportato nemmeno il nome del traduttore? Quasi sicuramente, l’autore di quel libro, che pure mantiene il nome sul frontespizio, non è in grado di attestare la bontà del contenuto, perché… non capisce la lingua (e il suo traduttore… men che meno). Perché dovrei spenderci dei soldi?
Sembrerebbe, anche al di là di ogni altra considerazione, un’impresa commercialmente fallimentare. Si potrebbe rispondere che, d’altro canto, anche se quel libro venderà zero copie, poiché l’operazione è costata anch’essa zero (al netto del tempo perso), si va in pareggio. Vero. Ma, allora, torna la domanda principale: quanto vale per me il mio libro, in questo zero a zero?


