Cliffhanger

È una tecnica che punta ad aumentare il ritmo della narrazione lasciando in sospeso la conclusione di un capitolo o di una scena.

I lettori hanno un rapporto di amore-odio con l’incertezza, e il compito di uno scrittore è sfruttare questo elemento. Ricorda: un cliffhanger non vuol dire per forza lasciare un personaggio appeso a un tetto. Se i personaggi stanno conversando, termina il capitolo con una rivelazione, una minaccia o una sfida (p. 71).

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Dialogo alla “Come ben sai, Bob”

In un dialogo, è di fondamentale importanza che almeno uno dei personaggi si trovi a scoprire qualcosa di cui non era a conoscenza. Altrimenti, dove tutti sanno già tutto, è evidente che il dialogo ha come unico scopo quello di informare il lettore e l’intero dialogo sa di fasullo (si tratta di quel tipo di dialogo che oltreoceano chiamano alla “Come ben sai, Bob”):

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Caratterizzare il personaggio

Prima di iniziare a scrivere (cioè durante la pianificazione, o subito dopo), traccia la c.d. “carta d’identità del personaggio”, con le caratteristiche fondamentali di tutti i personaggi principali.

Prima di scrivere un romanzo prepara una biografia o un dossier per i personaggi principali, quindi ampliali con il procedere della storia. Queste descrizioni dettagliate ti aiuteranno a costruire personaggi consistenti, a tutto tondo (p. 18).

Insomma: ricchezza di dettagli, sì; ma senza la pretesa di mettere giù da subito una descrizione esaustiva dei personaggi. Una carta d’identità troppo vincolante potrebbe risultare un limite alle possibilità del personaggio nella storia. Compila la carta d’identità man mano che il personaggio mostra la sua vera natura scena dopo scena.

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Pubblicare “in self” – I dubbi dello scrittore #8

L’autopubblicazione – o “self-publishing” o “vanity press”, per chi ama gli anglicismi – è la pubblicazione in proprio di un libro – un saggio, un romanzo, un fumetto – anziché tramite un editore.

Quando il discorso viene fuori, puntualmente ti dicono che ci sono illustri esempi storici di pubblicazione a proprie spese: Proust, Svevo (anche se l’odierna autopubblicazione no è lo stesso che pubblicare a pagamento tramite CE); come se la scelta di “pubblicare in self” andasse giustificata. Oppure, ti dicono che si tratta di un modo per scardinare l’egemonia delle case editrici (qualunque cosa significhi); il che fa subito pensare a un desiderio di rivalsa nei confronti di soggetti che, dopo averti fatto aspettare per mesi, alla fine ti hanno detto di no.

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Domanda Drammaturgica Principale (DDP)

La DDP è il motore della curiosità che la narrativa cerca di suscitare nel lettore.

Un’opera di narrativa non può riguardare milioni di cose, ma solo una, che dev’essere in grado di portare nell’opera una singola, pressante domanda. Questa domanda – spesso conosciuta come Domanda Drammaturgica Principale – è generalmente una domanda secca a cui si può rispondere sì o no, e che trova risposta solo alla fine della storia. Brian troverà un lavoro? Jamie e Anna andranno a vivere in appartamenti separati? (p. 38).

Si tratta di una nozione trasversale ai generi e alle epoche. Renzo e Lucia riusciranno a sposarsi, sì o no? Non sempre tuttavia la DDP si riduce a quest’alternativa: tipica del giallo è ad esempio la domanda “Chi (e perché) l’ha ucciso?”

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Conflitto / Collisioni

Per David Howard, docente di sceneggiatura alla University of Southern California, l’unica inviolabile regola della narrazione è «non essere noiosi» (p. 24). Il primo requisito di una storia non noiosa è il conflitto:

Esiste un’unica circostanza drammaturgica di base: qualcuno vuole qualcosa disperatamente e incontra gravi difficoltà a ottenerla. Tale situazione drammatica sta alla base di ogni scena ben scritta e costituisce un importante elemento di ogni storia ben raccontata (p. 13).

Le storie si nutrono dunque delle collisioni tra situazioni stridenti.

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#8 – Azione continua del personaggio

(È ciò che i personaggi stanno facendo quando la scena si apre e che continuano a fare; oppure smettono; o interrompono per poi riprendere; oppure, ancora, prendono a fare in maniera diversa da prima)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi. Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo. Lasciò scivolare il piatto che stava lavando sotto il pelo della schiuma d’acqua e detersivo e appoggiò la spugnetta sul bordo d’acciaio.

Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[Smise di lavare i piatti.]

#7 – Similitudine

(Serve, tra l’altro, a rendere più vivido e immediatamente comprensibile una situazione: in questo caso, il movimento di scena appena inserito)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi. Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto, come fanno certi cani al sentore del pericolo.

Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[Come certi animali.]

#6 – Movimento di scena

(È tipicamente il movimento che accompagna la battuta di dialogo di un personaggio)

La cucina era piena di una luce grigia che arrivava dall’unica finestra chiusa, all’altezza del lavello. La luce di ogni mattina, da parecchio tempo.

Lui la aggredì. «Hai detto che mi avresti restituito quei soldi. Ma non l’hai fatto. Neanche oggi».

Era un uomo alto ma privo di nerbo, di quelli che a vederli pensi subito che potrebbero spezzarsi con un semplice passo di troppo. In piedi sulla soglia, nel suo completo grigio che teneva a qualunque ora del giorno, anche in casa, la guardava di spalle, all’altro capo della stanza.

Lei si difese.

«La giornata di oggi non è ancora finita», disse, inarcando la schiena con uno scatto.

Fuori annuvolava e la luce nella stanza si fece ancora più grigia. Le cose sbiadivano alla vista, come se stessero perdendo consistenza.

[Irrigidendosi.]

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