L’autopubblicazione – o “self-publishing” o “vanity press”, per chi ama gli anglicismi – è la pubblicazione in proprio di un libro – un saggio, un romanzo, un fumetto – anziché tramite un editore.
Quando il discorso viene fuori, puntualmente ti dicono che ci sono illustri esempi storici di pubblicazione a proprie spese: Proust, Svevo (anche se l’odierna autopubblicazione no è lo stesso che pubblicare a pagamento tramite CE); come se la scelta di “pubblicare in self” andasse giustificata. Oppure, ti dicono che si tratta di un modo per scardinare l’egemonia delle case editrici (qualunque cosa significhi); il che fa subito pensare a un desiderio di rivalsa nei confronti di soggetti che, dopo averti fatto aspettare per mesi, alla fine ti hanno detto di no.

Ora, indipendentemente da come la si pensi al riguardo, non si dovrebbe arrivare a questa scelta per ripiego; si dovrebbe pubblicare senza editore perché lo si ritiene preferibile, non per ripicca. Può essere utile, quindi, mettere in evidenza le principali differenze tra i due approcci, per poterne valutare vantaggi e svantaggi.
Vantaggi: niente tempi di attesa e niente rifiuti, dicevamo. Controllo diretto e praticamente immediato delle vendite e degli incassi. In certi casi, possibilità di modificare il testo infinite volte, sia nelle versioni digitali sia in quelle stampate on demand (anche se questo comporterà che lettori diversi potranno ritrovarsi fra le mani testi diversi). Autonomia completa: l’autore non ha bisogno di battibeccare con l’editore sulla lingua, sullo stile, sul titolo, sulla copertina.
Svantaggi: mancanza di un supporto professionale per l’editing, la grafica, l’impaginazione, la promozione; ovvero, il relativo costo da sostenere per tutti quei servizi che si decide di acquistare extra-CE. Soprattutto – è questo che si vuole sottolineare – si farà a meno del parere di un soggetto terzo, competente (l’editore), che possa dire all’autore se quel testo sia effettivamente proponibile a un pubblico, tanto narrativamente quanto commercialmente.
Se proprio si volesse evidenziare un solo motivo per sconsigliare l’autopubblicazione, sarebbe questo. Perfino l’autore più esperto, smaliziato, onesto con se stesso è, di fatto, il soggetto meno adatto a giudicare la propria opera. Il rischio dunque dell’autore che opta per il self è proprio quello di pubblicare un’opera che non era matura per la pubblicazione. Il rischio, per lui è quello denunciato da John Gardner nel suo Il mestiere dell scrittore: quello di pubblicare oggi qualcosa di cui fra qualche anno – una volta migliorato in termini di tecnica e di consapevolezza, ormai lontano dall’infatuazione per quell’idea e per quel testo – si troverà a vergognarsi, e a sperare che i suoi lettori di oggi non vadano a ripescare proprio quella sua opera di cui non è fiero.
La discussione generale sull’opportunità e sulla validità dell’autopubblicazione, oggi, andrebbe impostata tenendo conto di questo limite. Discussione, ça va sans dire, ancora del tutto aperta.


