Antagonista

Spesso si crede che l’antagonista debba essere necessariamente cattivo; ma non è così. Volendo considerare l’antagonista da un punto di vista strutturale, analizzandone la funziona narrativa, un buon antagonista non mira soltanto a impedire che il protagonista consegua il suo obiettivo, ma, di più, è in competizione con lui per il raggiungimento dello stesso obiettivo.

È solo concorrendo per lo stesso obiettivo che l’eroe e il suo antagonista si troveranno a scontrarsi più volte durante la storia. Se avessero invece obiettivi diversi, ciascuno di loro potrebbe conseguire il proprio senza entrare in contrasto con l’altro, e mancherebbero i presupposti per una storia (p. 34).

Determinare la fisionomia dell’antagonista può essere un prodromo necessario alla creazione del protagonista. Ciò perché il rapporto tra questi due è il più importante di tutti e da esso dipende l’intera struttura narrativa.

Dal punto di vista strutturale, l’antagonista è colui che conduce il gioco, dal momento che l’evoluzione del protagonista avviene proprio attraverso di lui. In effetti, attaccando i punti deboli del vostro eroe, l’antagonista provocherà in lui una reazione e ne permetterà la crescita.

In altri termini, la forza narrativa del protagonista dipende strettamente da quella del suo antagonista.

Per capire l’importanza di questo principio, immaginiamo che l’eroe e l’avversario siano due giocatori di tennis: se l’eroe fosse il migliore tennista al mondo e il suo avversario un principiante, lo scontro sarebbe così impari che il pubblico finirebbe per annoiarsi; ma se l’eroe si scontrasse col secondo miglior giocatore al mondo, sarebbe costretto sfoderare i suoi colpi migliori, l’avversario certo risponderebbe per le rime, e lo scontro si farebbe così avvincente da mandare il pubblico in visibilio (p. 62).

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