Quando inizia una nuova scena, l’autore ha il compito di spiegare velocemente al lettore chi c’è in scena, dove e quando è ambientata, (se necessario) quanto tempo è trascorso dalla scena precedente e come si collega all’azione precedente. Queste parti esplicative, di transizione da una scena all’altra (perciò dette anche “transizioni”) sono i raccordi.
Molti scrittori spesso usano dettagli dell’ambientazione o delle condizioni climatiche per annunciare un cambiamento di scena. Questo tipo di approccio è efficace, ma non bisogna abusarne. A volte il clima è importante, e può essere usato per creare atmosfera, ma devi chiederti perché stai scrivendo come un meteorologo. Cerca di ampliare il tuo repertorio (p. 168).

I raccordi fra scene omogenee (ad esempio quelli fra due scene consecutive, o anche non consecutive ma dello stesso tempo narrativo) sono in genere più semplici di quelli fra scene eterogenee (come ad esempio il passaggio dal presente narrativo a un flashback).
Le transizioni all’interno di un flashback devono essere naturali e fare in modo che il lettore non si senta disorientato. Per segnalare o dare il via a un salto indietro nel tempo, usa dei dettagli sensoriali: un oggetto, un odore, la vista o il ricordo di una persona, una canzone o qualcosa di evocativo che ricordi il passato. […] In seguito, all’uscita dal flashback, usa di nuovo una transizione per segnalare al lettore che è finito il viaggio nel passato: “Risvegliatasi bruscamente dai suoi ricordi, si rese conto che la conversazione al tavolo era passata a nuovi argomenti” (p. 167).
Ci sono anche altri modi per uscire da un flashback, come ad esempio un segnale dal tempo presente. Forse una persona al tavolo del personaggio le sta chiedendo qualcosa, o c’è un rumore improvviso o un altro tipo di interruzione.
In generale, i raccordi possono essere visti come anelli che collegano le scene e diluiscono ciò che succede, dando respiro al lettore che ha appena finito una scena e sta per iniziarne un’altra. Ovvero, come corridoi tra una stanza narrativa e l’altra (M. Franzoso, Il grande libro della scrittura, p. 434).


