Non è sufficiente creare un personaggio assemblando delle caratteristiche come si assemblano i cofani e i paraurti in una catena di montaggio: un naso grande, una camminata da papero, una camicia alla boscaiola, la passione per Beethoven e per i Red Sox, una sciocca fedeltà per una moglie infedele. Il personaggio dee essere creato sulla pagina, compiuto e vivo, e il suo respiro deve condensarsi nell’aria.
Solo allora, proprio come le persone reali scolpiscono la propria vita, i personaggi scolpiranno le loro trame. In fondo è questo ciò che il lettore vuole fare davvero: cominciare a conoscere i personaggi. Persone vere. Non tinche.

Evita perciò gli stereotipi:
- classici: il teenager ribelle, il bambino precoce, il marito donnaiolo, la nonna che cucina i biscotti, il pistolero dal nero cappello…
- etnici: la mamma ebrea, i gangster italiani, i piedipiatti irlandesi dall’accento storpiato…
- moderni: l’imprenditore senza scrupoli che inquina l’ambiente, lo speculatore di borsa che pensa solo al suo utile, il marito violento con la famiglia che mostra un volto rispettabile in società…
Se vuoi usare un tipo “standard” come punto di partenza, rendilo successivamente unico aggiungendo dettagli che lo caratterizzino. Vuoi parlare di un’infermiera suscettibile dalla sconfinata abnegazione? Sia allora una vedova, che non ha mai trovato nessuno neanche lontanamente paragonabile al suo vecchio marito, di cui porta il nome tatuato sulla spalla, morto in un tragico incidente e spiega che, se passa tutte quelle ore in ospedale è perché quando torna a casa si sente sola e preferisce stare in mezzo a degli sconosciuti che però hanno bisogno di lei…
Ricorda inoltre che i personaggi che hanno lo scopo di rappresentare filosofie (l’esistenzialista, il libertario) non saranno “completi e vivi, con il fiato che si condensa sulla pagina”; saranno solo dei portavoce. Ciò non vuol dire che non sia possibile mostrare dei personaggi che incarnano delle ideologie: basta che essi siano per prima cosa delle persone (pp. 9-28).


