Si immagini la scena di un uomo che aspetta nervosamente la sua donna sulla panchina del parco, dove decideranno del futuro dell’affidamento del figlio di quattro anni dopo la separazione. Nel frattempo, fuma senza interruzione una sigaretta dopo l’altra. Sorgono subito diverse domande:

- quante sigarette ha in tasca? Se finissero prima che arrivi lei?
- dove getta i mozziconi? E i fiammiferi? O usa un accendino?
- c’è qualcuno con lui sulla panchina?
- chi c’è intorno a lui: anziani, bambini, animali? Qualcuno gli rivolge la parola?
- che fa nell’attesa? Si guarda intorno? In quale direzione? Qualcosa cattura la sua attenzione?
Un autore che non abbia fatto i conti con il contesto che va a descrivere potrebbe trovarsi subito in difficoltà (e descrivere le cose in maniera talmente approssimativa da renderle del tutto inverosimili, o fiacche). Peggio ancora se il romanziere intende affrontare argomenti di cui è completamente a digiuno: ci farebbe la figura del dilettante e il suo romanzo si riempirebbe di stupidaggini.
Ancora: ricontrolla sempre distanze, modi e tempi di percorrenza dei tuoi personaggi. C’è davvero un treno da Terni a Lione? Con quali cambi? Quanto tempo impiega? Allinea gli spostamenti del tuo personaggio alle possibilità reali.
In generale, qualunque sia l’idea che vuoi mettere su carta, documentati al riguardo. Vuoi descrivere un commissariato di polizia aperto tutti i giorni tranne il mercoledì, in un paesino di nome Filàno (per un giallo dal titolo I filanesi ammazzano al mercoledì)? Accertati che una tal cosa sia possibile; verifica se in Italia, da qualche parte, vi siano commissariati che hanno una tale organizzazione; fa’ qualche telefonata, magari chiedi un appuntamento per presentarti, parlare della tua idea e chiedere informazioni utili (e non dimenticare di ringraziare, alla fine del libro, quelli che hanno speso il loro tempo con te). Se viene fuori che la tua idea è completamente campata per aria, che in Italia nessun commissariato di polizia potrebbe mai organizzarsi in quel modo eppure non intendi rinunciarvi, perché su di essa si basa tutto il tuo romanzo… puoi anche decidere di conservarla. Porta pure avanti l’idea così come l’hai concepita, ma non dimenticare di inserire alla fine del libro una nota in cui spieghi che le cose che descrivi non funzionano realmente in quel modo, ma che hai deciso di prenderti una licenza perché la tua narrazione ne aveva bisogno.
Non pensare che sia una cosa da dilettanti: al contrario, è da audaci violare la realtà, consapevolmente, a fini estetici. Se non sei ancora convinto, pensa che Stephen King, in Mr. Mercedes, ha aperto così la sua Nota dell’autore:
Anche se esiste davvero la tecnica di “fregarsi il segnale”, sarebbe impossibile usarla con una Mercedes SL500 dotata di un sistema PKE. La SL 500, come tutte le Benz, è una vettura dalle eccellenti prestazioni e altamente affidabile sotto il profilo della sicurezza.
Continua a cercare, raccogli informazioni, prove a supporto di ciò che vuoi dire (e prendi nota delle confutazioni, quando le trovi: potrebbe tornarti utile nella stesura). Parla con amici competenti, se possibile con qualcuno del mestiere. E non dimenticare che, oltre a internet, c’è tutto il mondo: quello dei libri. Ci sono ottimi manuali specialistici in giro. Stai scrivendo un giallo e hai bisogno di informazioni sulle forze dell’ordine, la balistica, il procedimento investigativo e quello giudiziario? Nulla potrà esserti più utile di Delitti e castighi, di Michele Frisia. E nulla, in generale, può esserti più utile di ciò che trovi in un libro: tutti infatti possono accedere a internet in un clic; ma pochi, pochissimi sono quelli che sanno che libro cercare, hanno voglia di pagare per acquistarlo e sono in grado di distillarne il sapere di cui hanno bisogno. Impara a leggere bene; e la tua scrittura sarà solida e originale per tutto il resto dei tuoi giorni.


