Numeri e date

Nel testo i numeri vanno generalmente indicati in lettere:

«Ho già il mio bel da fare con tre cani e una tartaruga!»

anche nelle espressioni figurate: «Le rivolse mille scuse», «C’erano solo quattro gatti», ecc.

«Ti avrò detto mille volte che volevo solo due chili di arance!»

«Cento di questi giorni!»

Esistono però diverse eccezioni. Per le date:

quel 15 di agosto del 1987 cadeva il suo dodicesimo compleanno

così come per gli orari:

erano ancora le 13:37, l’ansia lo stava divorando

ma solo per quelli esatti al minuto; altrimenti meglio:

ed erano ancora le cinque e un quarto

Nel caso dell’indicazione dell’orario in numeri, si consiglia di separare le ore dai minuti con il segno grafico dei due punti (:). Questo per 2 motivi:

  • entrambe le alternative più valide, il punto e la virgola, ricorrono troppo frequentemente nel testo e potrebbero dar luogo a confusione. Ad esempio:

erano solo le 13,37, mancava ancora moltissimo tempo

erano solo le 13.37. Non ce l’avrebbe fatta ad aspettare

  • i due punti di solito separano le ore dai minuti sugli orologi digitali: siamo quindi abituati a questa notazione, che sembra di conseguenza la più naturale.

I numeri si usano anche per introdurre un elenco numerato:

Gli ingredienti fondamentali della carbonara sono 4:

  1. uova
  2. guanciale
  3. pecorino
  4. pepe

(Per inciso: quando si usa l’elenco numerato, e quando invece l’elenco puntato? Non esistono regole al riguardo. Tuttavia, rispetto a quello puntato, l’elenco numerato offre la possibilità di richiamare nel seguito un punto specifico. Volendo usare un elenco numerato, è meglio specificare il numero degli elementi che costituiranno l’elenco, come nell’esempio precedente).

Anche i decenni possono essere indicati in numeri:

quei favolosi anni ’90

Si noti qui che l’apostrofo che precede il numero è l’apice singolo chiuso ’, non aperto ‘ (cfr. al riguardo il paragrafo sul corretto uso dell’apostrofo).

Nel caso in cui si preferiscano le lettere, ricordare di usare la maiuscola:

quei favolosi anni Novanta

Vanno in cifre nel testo anche i valori relativi a codifiche (latitudine e longitudine, il PIN di una carta di credito e simili).

Esistono forme miste, che riguardano ad esempio i numeri molto grandi:

giunto a 4 miliardi smise di contare

I numeri vanno scritti con il separatore delle migliaia:

2.355.985

€ 1.500,00

e, nel caso di gradi, primi e secondi, l’indicazione corretta è la seguente (si presti attenzione agli apici tipografici; cfr. il capitolo sulle scelte grafiche):

52° 21’ 28,7784’’ N

4° 52’ 7,1328’’ E

Si ricordi che i numeri ordinali (quelli romani) non vanno seguiti dal segno grafico °. Quindi

capitolo II e non capitolo II°

Si consiglia di scrivere in cifre tutti i numeri derivanti da calcoli (bilanci, rendiconti, ecc.) e quelli non arrotondati:

la mozione passa con la maggioranza di 458 voti

abbiamo rilevato un tasso di saturazione dell’8,6 per cento

Da ultimo, vanno ovviamente usati i numeri nel caso di nomi:

Riccardo III

Novella 2000

Equipe 84

Date

Nel testo scritto, l’anno di norma va preceduta dall’articolo:

il 1861

nel 1992

l’89 (o anche l’ottantanove)

L’articolo, maschile singolare, si usa anche per le date complete (giorno, mese e anno):

il 3 marzo 2019

Poiché la scelta dell’articolo segue la pronuncia, si avrà

l’11 dicembre 1996

il 1/5/73

In quest’ultimo caso, infatti, trattandosi del primo giorno del mese, si usa il numero ordinale (il primo maggio ’73); per tutti gli altri giorni del mese si usa invece il numero cardinale.

In passato, non si usava indifferentemente il singolare; l’articolo era legato al numerale seguente: si sceglieva perciò il (al, nel, ecc.) se il giorno era il 1° del mese; in tutti gli altri casi si sceglieva i (ai, nei, ecc.).

ai 20 di settembre entrò nello Stato di Milano (Manzoni, Fermo e Lucia)

Un caso particolare di articolo per le date è il li: usato anticamente, perlopiù in poesia

Tornate a riveder li vostri liti (Dante, Divina Commedia)

per li campi esulta (Leopardi, Il passero solitario)

oggi sopravvive solo in certi documenti ufficiali della burocrazia, come lettere formali, contratti, leggi, regolamenti, sentenze. Si tratta di una variante dell’articolo determinativo maschile plurale i, ovvero gli. (Trattandosi di un articolo plurale, non si usa davanti al 1° del mese, che è singolare). Per questo motivo, è errato scriverlo con l’accento (come avverbio di stato in luogo: lì), come purtroppo accade in molti di quei documenti.

Dal punto di vista dell’editing, a meno che non si desideri usare di proposito uno stile d’altri tempi (potrebbe essere il caso di un romanzo storico; o di un atto burocratico il cui stile vada allineato a quelli di altri atti analoghi) meglio evitare del tutto quest’articolo, che in un testo dallo stile moderno sarebbe quasi certamente fuori luogo.

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