Una battuta di dialogo (più semplicemente battuta) può essere composta da 3 parti:

- il parlato
- la frase di attribuzione
- i movimenti di scena
«Sono stufa – disse lei, ravviandosi i capelli. – Me ne vado».
- Sono stufa. Me ne vado è il parlato
- disse lei è la frase di attribuzione (che attribuisce ciò che viene detto a colui che l’ha detto)
- ravviandosi i capelli è il movimento di scena (l’insieme dei movimenti che il personaggio compie sulla scena quando pronuncia la battuta).
Una battuta può non contenere tutti e tre questi elementi:
«Sono stufa. Me ne vado»
ne contiene uno solo.
«Sono stufa – disse lei. – Me ne vado»
ne contiene solo due. Attenzione: in tal caso, la battuta si accompagna alla frase di attribuzione; non è possibile invece avere battute legate a movimenti di scena, senza la frase di attribuzione. Ad esempio:
«Sono stufa. Me ne vado» si ravviò i capelli
è evidentemente sbagliata.
Che ne è allora, ad esempio, di una battuta come la seguente?
«Sono stufa. – Lei si ravviò i capelli. – Me ne vado».
Qui il punto fermo chiude la battuta e permette di inserire il movimento di scena facendo a meno della frase di attribuzione.
La battuta va collocata di preferenza da sola sulla riga, senza altro testo, né prima né dopo.
Lo guardò come un estraneo, l’ultimo a cui rivolgeresti la parola a una festa di sconosciuti. «Sono stufa. Me ne vado» disse. E prese a fare le valigie.
Scritta così è poco leggibile. Meglio:
Lo guardò come un estraneo, l’ultimo a cui rivolgeresti la parola a una festa di sconosciuti.
«Sono stufa. Me ne vado» disse.
E prese a fare le valigie.
Meglio evitare di scrivere più battute di dialogo di personaggi diversi sulla stessa riga. Questa:
«Sono stufa. Me ne vado» disse lei. «Ecco perché fa così caldo qui dentro» fece lui
può essere riscritta con maggior leggibilità così:
«Sono stufa. Me ne vado» disse lei.
«Ecco perché fa così caldo qui dentro» fece lui.


