Questioni di genere

La parità di genere non ha una rilevanza solo sociale, ma anche linguistica. Ciò non attiene ovviamente all’introduzione di quote rosa nel numero dei personaggi del romanzo; ma ad alcune forme a cui perlopiù si dà poca importanza.

È vero: la grammatica italiana sancisce l’uso del maschile non marcato, cioè l’uso della forma maschile in riferimento tanto agli uomini quanto alle donne. Ad esempio:

tutti gli uomini conoscono il valore della solidarietà

per intendere “tutti gli esseri umani, sia gli uomini sia le donne”. Ma non è necessario usarlo sempre e comunque; a volte si può farne a meno e utilizzare forme davvero neutre, senza sacrificare né la semplicità né la chiarezza:

tutte le persone conoscono il valore della solidarietà

Esistono tanti piccoli accorgimenti che permettono un trattamento paritario. Le forme, ad esempio, possono essere alternate scrivendo a volte uomini e donne e altre volte donne e uomini; o esplicitate:

italiani e italiane anziché italiani

È importante mantenere saldo un principio di simmetria nel trattamento; evitando ad esempio la cattiva abitudine di premettere l’articolo al nome femminile (che rinvia al nome comune e non al nome proprio). Non diciamo mica il Manzoni! Dunque perché mai dovremmo dire la Serao? E ancora: quando possibile, meglio usare il termine adeguato al genere:

la senatrice Liliana Segre anziché il senatore Liliana Segre

Mai attardarsi su cliché e stereotipi che andrebbero evitati al di là della specifica questione di genere. Evitare modi di dire denigratori come:

fare la dottora

in riferimento a una donna chiacchierona e saccente che in nessun caso potrebbe davvero essere “dottore” (cioè dottoressa). È bene evitare anche cliché classici quanto datati, come quelli che si indirizzano a un fantasmatico “animo femminile”, e dipingono la donna ovviamente e sempre come sognatrice, fragile e bisognosa di sostegno, magari accompagnando il tutto con epiteti al diminutivo (ad esempio la “mogliettina”).

Vale per questi suggerimenti quanto detto in precedenza: ove vi fosse l’esigenza di mettere in risalto proprio un cliché o un luogo comune in quanto tale, questa non può essere scansata. Espungere ad esempio tutta la volgarità dai monologhi di Checco Zalone, o il maschilismo dai pensieri dell’ispettore Coliandro, sarebbe la fine di quei personaggi (e tutto il testo perderebbe di senso).

Di seguito, alcuni termini riferiti a ruoli o professioni nella loro forma di genere consigliata:

caporedattrice – vicesindaca – prefetta – parlamentare – ingegnera – architetta – pretora – chirurga – un’astronauta – consigliera

In caso di dubbio, meglio consultare un dizionario aggiornato, ovvero il sito dell’Accademia della Crusca.

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