Il lettore si aspetta che gli diciamo ciò che accade, ciò che è. Forme negative del tipo:

non era, non aveva, non amava, non credeva
tendono invece a creare un senso di incertezza, di confusione. Soprattutto quando approccia a un testo non narrativo (un articolo di giornale, o un saggio scientifico) il lettore è in cerca di certezza (di come stanno le cose, non di come non stanno); e il suo desiderio viene frustrato da espressioni come
sarebbe, sembrava, pare che, era come se, una specie di
Anche qui, diverso è il caso di un romanzo in cui un personaggio, o perfino il narratore, sia per qualche motivo inaffidabile (ad esempio perché è sotto l’effetto di alcol o droghe; o perché si è appena risvegliato dal coma o da un’anestesia). Lì la narrazione ha evidentemente bisogno di essere nebulosa, proprio per poter riprodurre lo stato di coscienza di colui che parla. Ecco che torna l’argomento dell’adeguatezza: la coppia che meglio permette di chiarire il senso dell’editing non è giusto/sbagliato, ma adeguato/inadeguato. Ed ecco perché il lavoro dell’editor richiede non solo una grande competenza, ma anche una grande sensibilità.


