Sottotesto

A volte il sottotesto è comunicato attraverso le pause.

Tutti abbiamo dovuto chiedere indicazioni circa la strada da prendere; e tutti abbiamo notato che, più a lungo la persona aspetta prima di rispondere, meno sicura è la risposta che sta per darci. Allo stesso modo funziona il dialogo in un romanzo: una battuta apparentemente diretta come «Sei arrabbiato con tua madre», seguita da una pausa più lunga del previsto, ci fa capire che qualcosa non va. A quel punto, anche se la risposta dovesse essere «No, è tutto a posto», saremmo già stati messi sull’avviso.

Ciò non significa che il sottotesto vada usato per generare incertezza: l’incertezza che ne deriva è quella della vita. Ma un buon sottotesto fa di tutto per suggerire al lettore esattamente ciò che il personaggio sta cercando di nascondere sotto le parole, i gesti, gli atteggiamenti (e anche le pause e i silenzi). Il sottotesto non vuole creare confusione, al contrario: vuol mettere in guardia sui reali motivi dei personaggi.

Il sottotesto non ha a che fare direttamente con le caratteristiche (culturali, economiche, sociali, fisiche…) del personaggio; ma a che fare con ciò che il personaggio pensa di quelle caratteristiche. Di quale di esse si vergogna? Quale cerca di nascondere? Quali strategie ha elaborato per sviare l’attenzione degli altri: l’autoironia? Degli occhiali scuri? Un modo tutto suo di essere schivo anche quando è costretto a stare in mezzo alla gente?

Ovvero ancora: che rapporto ha con le sue caratteristiche… in relazione agli altri? Cerca di sminuire la sua preparazione universitaria di fronte a suo fratello che non ha preso il diploma? Come condiziona il rapporto di lui, sulla sedia a rotelle, con sua moglie, insegnante di pilates?

È probabilmente troppo pretendere di inserire dl sottotesto in fase di prima stesura; meglio lasciare questo compito difficile e sottilissimo (che peraltro richiede parecchio tempo) alla seconda stesura. Trucco: dividi un foglio in due colonne e scrivi ogni testo sulla prima, poi il relativo sottotesto nella seconda. Questo ti aiuterà a capire meglio cosa i personaggi hanno davvero in mente; soprattutto, ti aiuterà a migliorare i dialoghi rendendoli meno espliciti (si legga: noiosi) e più autentici (pp. 22-24).

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