Western

Il western è l’ultimo dei grandi miti della creazione, poiché il West americano è stato l’ultima frontiera abitabile della Terra. È il mito della nazione americana e narra la storia di milioni di individui in viaggio verso Ovest, che vincono il deserto e vi costruiscono la propria casa, guidati da un guerriero solitario in grado di sconfiggere i barbari e consentire così ai pionieri di costruire villaggi in tutta sicurezza.

La grande stagione del western è nata praticamente con le origini del cinema. Il genere ha sempre raccontato di un tempo e un luogo che appartenevano già al passato, ma è bene ricordare che il western, in quanto mito della creazione, ha da sempre proposto una visione del futuro, di uno stadio di sviluppo nazionale che gli americani miravano a conseguire.

Questa visione riguarda la conquista della terra, l’uccisione o la conversione dei popoli “meno sviluppati”, dei “barbari”, la diffusione della cristianità e della civiltà, la trasformazione della natura in ricchezza e la fondazione della nazione americana. Il principio progettuale del genere western è che l’intero processo della storia del mondo riparte da zero nella purezza incontaminata del deserto americano, ed è l’America quindi l’ultima occasione del mondo per riconquistare il paradiso. Ma poiché ogni narrazione nazionale tende prima o poi ad acquisire più o meno spiccate delle connotazioni religiose, ecco il sorgere di una specifica simbologia:

  • Il cavaliere. È insieme cacciatore e combattente, ed è la massima espressione dell’ideale militare, con tanto di codice morale cavalleresco (il codice del West).
  • La “sei colpi”. La rivoltella rappresenta la forza meccanica, una “spada” di giustizia considerevolmente potenziata. Poiché segue un preciso codice morale, il cavaliere non estrae mai la pistola per primo, ma risolve ogni questione “da uomo a uomo”, tipicamente a pugni e in strada, dove il “processo per direttissima” sia pubblico nella più alta misura.
  • Il cappello. Il “buono” ne ha sempre uno bianco; il “cattivo”, uno nero.
  • Lo steccato. Di legno, sottile e fragile, rappresenta il controllo superficiale che questa nuova civiltà ha sulla natura selvaggia. Ma anche sui propri simili: stabilendo la proprietà privata e il divieto di oltrepassamento, è un segno di separazione tra “noi” e “loro” (pp. 155-156).

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