Aggettivi e avverbi

«Gli avverbi non sono tuoi amici» dice Stephen King in On Writing. Vale anche per gli aggettivi. Limitarne l’uso è una buona prassi che ha validità generale.

È bene limitare soprattutto l’uso degli aggettivi: abusarne è tipico dei principianti. In tutte le tue frasi, i nomi e i verbi sono le parole più importanti, e sono loro, non gli aggettivi, a dover fare la differenza. Nomi precisi ed efficaci rendono le frasi chiare e suggestive, mentre i verbi sono i motori che sospingono la storia, o viceversa la fanno zoppicare (p. 119).

L’eccesso di avverbi e aggettivi denuncia una mancanza di precisione, che si cerca di colmare aggiungendo dei modificatori all’espressione principale. Perché si dovrebbe dire “mangiare voracemente” quando si può dire “divorare”? O “muoversi velocemente” anziché “correre”, “darsela a gambe”, “affrettarsi”, “precipitarsi”?

Prassi consigliata: a fine stesura, esamina tutti gli aggettivi e gli avverbi, uno a uno, e chiediti se aggiungano davvero senso alla frase. Se sono superflui, eliminali. Se sono utili, domandati se è possibile sostituire l’espressione modificata con una più sintetica, diretta ed efficace: se sì, fallo. Rimarranno pochi, indispensabili aggettivi (e avverbi), e il romanzo ne avrà guadagnato enormemente.

Di seguito, una piccola lista di aggettivi e avverbi di cui è meglio non fare uso mai (se non quando lo ritieni proprio necessario), perché troppo indeterminati: al lettore piace la certezza e questa vaghezza, oltre a irritare, crea confusione:

  • molto
  • abbastanza
  • completamente
  • veramente
  • assolutamente
  • particolarmente

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