Coerenza

Che vuol dire essere coerenti? In sostanza, vuol dire scrivere il testo in maniera omogenea.

Coerenza ovviamente non vuol dire monotonia; né che non si possa divagare e nemmeno che non si possa alternare un tono scherzoso a uno più serio. Al contrario: tutto si può fare; e l’effetto sarà tanto più soddisfacente quanto più la scrittura sarà adeguata al risultato che si intende conseguire.

In cosa consiste allora la coerenza? Semplicemente nello scegliere con chiarezza e nel portare avanti con determinazione le scelte fatte.

Qualche esempio. Se ho deciso di utilizzare le virgolette caporali per il discorso diretto (« ») e quelle alte per i termini in senso lato (“ ”), dovrò portare avanti la scelta fatta per tutto il testo. Questo perché, se ho abituato il lettore a tale scelta nei primi tre capitoli, non posso cambiare all’improvviso nel quarto capitolo: il lettore si confonderebbe. (Soprattutto se la scelta è immotivata; ed è difficile immaginare un motivo valido e comprensibile per un cambiamento del genere).

Non posso scrivere alternativamente Schrödinger, Schrodinger e Schrodingher, immaginando che tanto il lettore capirà lo stesso: di fatto si tratta di tre cognomi diversi e lo sforzo di unificarli sotto un’unica grafia, dato che si tratta della stessa persona, deve farlo l’autore, non il lettore.

Se in un lungo articolo scientifico ho deciso di riportare nella bibliografia finale tutti i link a pagine web d’interesse, dovrei evitare di metterne alcuni all’interno del testo: se lo stesso tipo di informazione è sparso un po’ qui un po’ lì, il lettore avrà più difficoltà a recuperarla.

In generale, quando il lettore stringe il patto narrativo con l’autore, leggendo le prime pagine del libro, si abitua subito alle forme impostazioni che l’autore ha dato. Se il mio romanzo si snoda su due piani temporali – un passato raccontato al mare di giorno e un presente ambientato in montagna di notte – il lettore si calerà immediatamente in questo solco; se io devierò bruscamente da questa impostazione, il lettore sarà disorientato. Ciò non vuol dire che le differenze debbano essere sempre per forza tanto marcate, o addirittura che non si possa scegliere in maniera libera. Significa solo che il lettore percepisce subito le regolarità quando sono presentate in maniera lampante; e una regolarità dapprima ben marcata, poi improvvisamente smentita, rischia appunto di confondere (a meno che non sia esattamente questo l’effetto che si intende sortire).

La coerenza non si applica esclusivamente nell’ambito del singolo testo, ma anche tutti gli altri (se si tratta ad esempio di un ciclo di romanzi, di una serie da sceneggiare, di una rubrica periodica online o stampata). E riguarda tutti gli aspetti dello scritto: lo stile della narrazione, le scelte grafiche, la punteggiatura, la caratterizzazione dei personaggi, gli elementi infratestuali (come ad esempio le citazioni bibliografiche). se necessario a fini estetici, perfino un’incoerenza ben dosata potrà tornare utile (nell’Urlo e il furore di Faulkner non troviamo forse lo stesso personaggio chiamato con nomi dalla grafia diversa?) Ma è questo un punto su cui fare molta attenzione: se la scrittura non è abbastanza incisiva da rendere il nostro fine estetico sufficientemente chiaro, rischiamo che il lettore prenda la nostra incoerenza per null’altro che sciatteria.

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