La creazione di nuovi termini è una parte inalienabile della formazione di una lingua viva (viva e vegeta, nel nostro caso: secondo le statistiche, l’italiano è una delle lingue più studiate al mondo). Il fenomeno ha a che fare spesso con le nuove tecnologie, che coinvolgono termini d’importazione e costringono a scelte estemporanee. Meglio

un WhatsApp
oppure
un messaggio su WhatsApp
?
In fase di revisione si impone sempre una scelta, anche in base alla sensibilità personale. Può essere utile tenere a mente alcuni principi generali per cavarsi d’impaccio e mantenere omogenea la propria scrittura:
- se esiste un termine italiano già in uso, preferirlo al neologismo
meglio scaricare che downloadare
Va da sé che la scelta va fatta considerando tutti i fattori in gioco. Se ad esempio stai scrivendo un articolo per il supplemento mensile di un giornale, o per un’antologia scientifica, dal titolo “Prospettive dello spelling”, sarebbe fuori luogo parlare di compitazione (pur trattandosi di un sinonimo certamente accettabile), non solo per esigenze di coerenza ma anche perché il termine potrebbe confondere il lettore.
D’altro canto, a volte il neologismo può essere impiegato fruttuosamente per sottolineare un aspetto specifico che il termine generico non contiene:
stalkerare sottolinea la fattispecie di reato meglio di perseguitare
selfie si riferisce più immediatamente all’atto di fotografare se stessi con il telefonino rispetto al più classico autoritratto
- se esiste un modo per rendere esplicito il significato di una nuova espressione, preferirlo alla forma contratta
meglio fare il backup che backuppare
È chiaro che, se si tratta di termini affermati e ormai d’immediata comprensione, un’applicazione drastica di questo principio sarebbe fuori luogo. Ad esempio, non c’è motivo di preferire fare clic a cliccare. In altri casi, l’esplicitazione può essere una semplice questione di gusto: ad esempio, si potrebbe preferire un messaggio su WhatsApp a un WhatsApp per distinguere tra la piattaforma e il messaggio inoltrato su di essa; ma di fatto non è possibile equivocare (nessuno può pensare che sia stata inviata… l’intera piattaforma).
- evitare forme provenienti da altre lingue (in genere l’inglese) il cui significato possa accavallarsi in maniera equivoca con altre forme già esistenti in italiano
meglio elaborare i dati che processare i dati
in quanto in italiano il verbo processare riguarda solo le attività inerenti al processo che si celebra in tribunale.
Dunque è bene ricordare che, trattandosi di principi generali e non di regole tassative, si può scegliere in base alla sensibilità personale, alle esigenze del proprio stile e al contesto. In ogni caso, è sempre possibile usare senza pregiudizio parole ed espressioni registrate dai dizionari. Attenzione invece a certe espressioni alla moda che possono risultare fuorvianti, come nel caso di attimino, usata a volte come frazione dell’attimo
dammi solo un attimino
altre volte usata invece con valore non temporale ma qualitativo:
la tua osservazione è un attimino fuori posto
Per evitare ogni ambiguità è possibile servirsi della semplice e immediata espressione un po’:
la tua osservazione è un po’ fuori posto
Parole straniere
Le parole straniere vanno evidenziate nel testo con il corsivo:
mindset, eyeliner, hacking
a meno che non si tratti di parole entrate ormai nell’uso comune, nel qual caso restano in tondo:
jeans, camion, wurstel
Il corsivo qui ha la funzione specifica di evidenziare termini che, proprio perché non usuali, vanno posti all’attenzione di chi legge, soprattutto in ordine alla corretta pronuncia; ma in certi casi può servire perfino alla comprensione del testo. Si consideri l’esempio seguente:
in salone, al centro del tavolo, si notavano – in disordine, come se fossero finiti lì dopo aver svuotato una busta della spesa – quattro banane e sei lime
Possiamo immaginare si tratti di lime, agrumi dalla buccia verde; ma non possiamo averne la certezza. Di fatto il sospetto nasce dall’accostamento alle banane. Se la frase fosse stata:
in salone, al centro del tavolo, si notavano – in disordine, come se fossero finiti lì dopo aver svuotato una busta della spesa – un tagliaunghie e sei lime
d’improvviso avremmo immaginato tutt’altra cosa. D’altro canto, nulla impone che gli oggetti vadano abbinati: potrebbe benissimo trattarsi di banane e lime di cartone; o di tagliaunghie e agrumi. Non ha molto senso pensare di affidarsi, per decidere quando mettere il corsivo, al senso della frase: potrebbe non essere così facile accorgersi dell’equivoco (e sarebbe comunque scomodo). Meglio avere una sola regola, unica, chiara, di facile applicazione.
Al plurale, i termini stranieri restano generalmente invariati. Quindi:
i jeans, due camion, degli eyeliner
e non:
files, computers, reclames
Fanno eccezione termini e frasi cristallizzati nell’uso:
narcos
ladies and gentlemen
e ovviamente i nomi propri:
Cranberries
Quando possibile, meglio usare il corrispondente italiano al posto di un termine straniero:
calcio e pallacanestro anziché soccer e basketball
ma non quando ciò risulti in qualcosa di inadeguato o addirittura di straniante; meglio
follower anziché seguaci o peggio seguitori
e
mouse anziché topo o peggio sorcio (in francese è souris).
Per quanto riguarda i nomi propri e di città conviene attenersi alla consuetudine:
Londra e Copenaghen anziché London e Copenhagen
mantenendo la versione italianizzata perché usuale, ma:
New York anziché Nuova York
Alcuni nomi, un tempo italianizzati, vengono oggi di nuovo usati nella loro versione originale. Meglio
Immanuel Kant e Friedrich Nietzsche che Emanuele Kant e Federico Nietzsche


