Con ogni probabilità molte delle forme che vengono riportate di seguito entreranno ben presto nel parlato comune. Prima che ciò accada, però, continueranno a sembrare strane al lettore italiano: motivo per cui si consiglia di usarle con avvedutezza. Il rischio è che l’autore sembri uno la cui lingua imita la televisione; o che il lettore noti la mancanza di naturalezza nel parlato di certi personaggi (un personaggio italiano che faccia troppe battute “all’americana” sembrerà naturale solo se è un patito degli States, o delle serie d’oltreoceano; altrimenti sembrerà forzato).

Ecco alcune battute che possono sembrare neutre ma riconducono immediatamente allo stile americano:
- Aiutami ad aiutarti.
- Non ci posso credere…
- Che problema hai?
- Abbi cura di te.
- Spara.
- Bel tentativo.
- Non così in fretta.
- Mi riposerò quando sarò morto.
- Buon per te.
- Bingo.
- È falso come una banconota da 3 dollari.
- Chiudi il becco.
- Allora, ecco che cosa faremo:
- Forza campione.
- Prenditi qualche giorno.
- Sono a posto (in risposta all’offerta di cibo o bevande)
- Qualcuno ha fatto i compiti.
- Dammi tregua.
- Era proprio necessario?
- Sei la sorella che non ho mai avuto.
- Cristo santo.
- Sai di buono.
- Ci sto lavorando.
- Dove ho sbagliato?
- Interrompo qualcosa?
- Chiudi quella cazzo di bocca.
- È soltanto un graffio.
- Ti tengo d’occhio.
- Calmati, tigre (anche nella forma: Piano, cow-boy)
- Lo prendo come un sì (detto a qualcuno che, a domanda, abbia risposto evasivamente o non abbia risposto affatto)
- Buongiorno anche a te (in risposta a qualcuno che sia appena stato brusco con l’interlocutore, d’acchito, senza nemmeno salutarlo – pure nella forma anch’io ti voglio bene, in risposta a una critica aspra)
- Adesso ho la tua attenzione? (detto in genere da un personaggio che crede di aver fatto una rivelazione sconvolgente, che cambia le condizioni del dialogo. Anche nelle varianti Posso avere la vostra attenzione? e Hai la mia attenzione)
- Fatti aiutare (rivolto a chi sia stato traumatizzato o abbia una dipendenza da cui fatica a venir fuori, tipicamente porgendo il numero o il biglietto da visita di uno specialista o di un gruppo di sostegno)
- Disse il ragazzo che… (lo dice l’interlocutore in un dialogo, alludendo al fatto che l’altro sia il primo ad assumere esattamente l’atteggiamento che critica; equivale al nostro “Predica bene e razzola male”, o anche “Il bue chiama l’asino cornuto”)
- Parola di boy-scout (nelle pellicole americane è un cliché: quello del boy-scout come sinonimo di bravo ragazzo, che non tradirebbe mai la fiducia degli altri, il che è suggellato dal gesto tipico – mano destra sollevata, le tre dita centrali in piedi, il pollice sul mignolo)
- Non ha neanche una multa per divieto di sosta (detto in riferimento a qualcuno considerato un cittadino modello)
Ci sono poi forme abusate tipiche della crime story:
- Qui le domande le faccio io (detto dal poliziotto all’indagato che chieda qualcosa)
- E adesso dimmi qualcosa che non so (detto dal poliziotto all’indagato che creda di aver appena fatto una rivelazione scottante)
- Quel tipo non mi convince, sta nascondendo qualcosa (generalmente detto dal poliziotto al collega, a proposito di un indagato)
- Possiamo parlarne alla centrale, se preferisce (detto dal poliziotto all’indagato reticente)
- Cosa abbiamo qui? (detto dal detective appena arrivato sulla scena del crimine)
- Manteniamo un profilo basso ovvero Lasciamo calmare le acque (detto dal criminale ai complici che non sanno come muoversi)
- Adesso vi dico cosa faremo / cosa farete / quello che succederà (detto da colui che ha il potere contrattuale, tipicamente una pistola in pugno, che sia un poliziotto o un criminale)
- Qui abbiamo finito (detto dal detective un attimo prima di lasciare la scena del crimine)
- Ci sta sfuggendo qualcosa (detto dal detective alla sua squadra)
- Non è così che doveva andare (detto dal reo infine confesso)
- È un cazzo di boy-scout (detto di uno dalla fedina penale immacolata, che sembra non avere attitudini o abitudini discutibili)
- La prossima volta che non rispetti gli ordini, ti sbatto a dirigere il traffico (detto dal superiore al poliziotto insubordinato)
- Non è lui la talpa
- Adesso basta: pistola e distintivo.
- Dobbiamo continuare a muoverci.
- Scoprirò la verità, fosse l’ultima cosa che faccio.
- Qui abbiamo finito (anche nella forma questo incontro è terminato, detto tipicamente da un imputato che non intende portare avanti l’interrogatorio)
- È sempre un passo avanti a noi (detto in genere di un criminale molto scaltro o dotato di supporto o informazioni precluse ad altri)
anche nella forma dello scambio di battute:
- Voglio un avvocato. – Te ne servirà uno bravo (schermaglie tra il sospettato e l’inquirente)
- Cosa si aspetta da me, signore? – Mi aspetto che faccia il suo lavoro, detective (il superiore rimette in riga il sottoposto)
- D’accordo, lo faccio. – Non sei obbligato (tipicamente, il poliziotto innocente cui è stato proposto di sottoporsi alla macchina della verità, e il superiore che cerca di tutelarlo)
Tipico di certe narrazioni in video di matrice anglosassone è il turpiloquio unito a una traduzione inadeguata:
- Sono un cazzo di genio.
- Metti in moto questa cazzo di macchina e parti.
- Abbiamo un cazzo di problema.
Ovviamente, al di là delle forme stereotipate, massima attenzione va posta all’uso di termini d’origine statunitense che non vengono usati in Italia (come ad esempio coroner o reparti speciali).


