Per gergo si intende una varietà linguistica il cui uso è riservato agli stretti appartenenti a un certo gruppo. Il gergo in genere non contiene né regole né forme diverse dalla lingua d’origine, ma un lessico composto di parole nuove, ovvero già note ma in un senso diverso. Tipico gergo è quello criminale:

- pula, pulotto per polizia, poliziotto (settentrione)
- batteria per banda (centro)
- ferro per pistola (meridione)
Il gergo ha di solito una doppia funzione: mascherare il vero significato a chi non è del gruppo e al contempo sancire l’appartenenza.
Notevole, per ricchezza e colore, il gergo usato nella celebre pellicola di Monicelli del 1958 I soliti ignoti:
- pecora per innocente che si dichiara colpevole e va in prigione al posto di qualcun altro di proposito, per un proprio tornaconto
- comare per cassaforte
- carte per soldi
- palo per complice che rimane di vedetta pronto a dare l’allarme al gruppo
- cicogna per trapano a mano
- sgobbo per attività delinquenziale
- madame per gendarmi
- ballerina per sega circolare
Un gergo particolarmente alla moda è il leetspeak (derivato di élite speak), nel quale certi caratteri vengono sostituiti da altri dalla forma simile. Per ogni carattere esistono molti sostituti, ma di solito vengono usati i soli numeri, che permettono un’identificazione più semplice:
- 4t14nt3 per atlante (il 4 assomiglia alla A; il 3 alla E; l’1 alla l)
- 5p1zz1c0 per spizzico
Nelle sue varianti più ricche e complesse, il leetspeak non è facile da decodificare (per cui chi ne è padrone rivendica di fatto l’appartenenza a un’élite). Può essere usato, oltre che per mascherare i significati ai non addetti ai lavori, per motivi tabuistici (cioè per evitare la censura dei rilevatori automatici di parole proibite, come già visto). Ad esempio:
- V|agra


