Si scrive sempre anche per se stesi. La domanda in realtà significa: si può scrivere solo per se stessi, cioè per il solo piacere di scrivere e magari di rileggersi, senza magari nemmeno immaginare un lettore?
Questo, lettore, è un libro sincero. Ti avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto, on esso, alcun fine, se non domestico e privato. Non ho tenuto in alcuna considerazione né il tuo vantaggio, né la mia gloria.
Così Michel de Montaigne apre i suoi celeberrimi Saggi. Non senza precisare che essi sono dedicati «alla privata utilità dei miei parenti e amici». Quindi lui non immagina un “pubblico”; ma dei lettori, sì.

E non a caso l’opera è diventata celebre non solo presso il grande pubblico dell’epoca, ma la si legge ancora oggi. La domanda tuttavia rimane: “Si può scrivere senza immaginare nessun pubblico?” Si potrebbe rispondere facilmente di sì: del resto, non è quello che fanno gli autori di diari personali? (Anche quelli, poi, non di rado soggetti a pubblicazione). Ma il punto è che si può fare praticamente qualsiasi cosa; purché si sia chiari con se stessi.
A volte si crede di voler scrivere solo per sé per il semplice motivo che non si riesce a immaginare il proprio lettore ideale. (È una tecnica che serve a individuare il tono giusto della narrazione). Immaginare il proprio scritto dal punto di vista di colui che legge aiuta a capire cosa funziona e cosa no. Ma se scrivere solo per te stesso è veramente ciò che vuoi…
… bene. Perderai meno tempo a cercare un editore (ovvero a vagliare le possibilità di autopubblicazione online), farai meno chiacchiere nei gruppi social di autori più o meno emergenti e avrai più concentrazione per dedicarti a quello che scrivi. Non trascurare la bellezza della forma e la precisione del contenuto solo perché pensi che tanto nessuno dovrà leggere quello che scrivi. Al contrario: visto che non hai scadenze contrattuali da onorare, prenditi tutto il tempo che ti serve e fa’ del tuo scritto il meglio che puoi. Qualcosa di cui essere veramente fiero. Qualcosa da poter rileggere, domani e pensare – perché no? – “Nessuno di voi ha letto questa roba. ‘Mmazza che vi siete persi”.


