Oscenità e pudore

In letteratura non ci sono parole proibite, né sconce né indecenti. Quello che diventa volgare è il modo di affrontare l’argomento. L’unico pudore che non bisogna perdere consiste nel rispetto del punto di vista del personaggio: riconoscere la sua verità come un’interezza che non va mai offesa, mai misconosciuta.

Questo è il parere di Dacia Maraini. Novakovich, tuttavia, ci va più piano:

Direi che è ancora buona regola essere cauti. Delle oscenità si è fin troppo abusato ed esse non hanno più alcun effetto. Parlando vi si ricorre frequentemente, ma scrivendo non è necessario essere tanto realistici, così come non vi è alcun bisogno di riprodurre tutti gli ehm (126-127).

A ciò può aggiungersi la ritrosia dell’autore a scrivere con un linguaggio e una dovizia di dettagli che lo mettono a disagio. Ricorda che le esigenze del realismo non sono tutto: anche quelle dello stile sono importanti. Del tuo stile. Della tua voce. Del romanzo che stai scrivendo e all’interno del quale, forse, una scena esplicita di sesso, anche ben scritta, rischia di stonare. Il consiglio che si può dare al riguardo è: ricorda sempre che le esigenze del tutto vengono prima di quelle della parte.

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