Forme provenienti dalla tv

Un’esperienza personale. Tempo fa, cominciai a sentir dire, da parte di qualche personaggio di serie tv:

  • sono giorni che non prendo un pasto decente

Sul momento mi parve che non ci fosse nulla di grave: dei tizi l’avevano detto, suonava un po’ strano, ma insomma loro parlavano così (e istintivamente, trattandosi di prodotti americani, diedi subito la colpa alla traduzione). Poco dopo però, tornai a incontrare quell’espressione: nei manoscritti degli esordienti spediti ai concorsi o alle redazioni. Nessuno di essi rilevava che, in italiano, quella forma stride: nessun madrelingua parla così. Direbbe piuttosto:

  • sono giorni che non mangio come Dio comanda

o

  • non mangio come si deve da giorni

Da dove viene il prendere un pasto, per di più decente? Semplice: da una serie tv (sì: con una pessima traduzione). Se non ci si fa attenzione, il linguaggio di questi prodotti televisivi esteri scivola automaticamente in quello quotidiano, alterandolo. Non che sia una questione di purezza, intendiamoci: la contaminazione è un fenomeno intrinseco alla lingua e alla sua evoluzione. È però una questione di opportunità: non tutto ciò che sta bene in una serie tv americana può essere riportato così com’è in un testo scritto. Ad esempio, espressioni come

  • sei una brutta persona

o

  • è un po’ più complicato di così

non sono sbagliate di per sé, né sono incomprensibili a un pubblico italiano. Tuttavia, nessuno in Italia le usa, e rischiano di sembrare nient’altro che una scimmiottatura. (È vero anche che, com’era prevedibile, queste espressioni – in particolare la prima – prendono sempre più piede, e oggi le sentiamo in tv nelle trasmissioni dal vivo, qualche volta anche nel parlato di tutti i giorni).

Ma questo processo non deriva solo dall’importazione di prodotti anglosassoni. Tutta italiana è la tendenza della tv ad assumere una forma regionale come standard, per poi sdoganarla su scala nazionale. È il caso delle fiction italiane in cui spopola

  • se lo dici te al posto di se lo dici tu

una volta tipico dell’area di Roma, che oggi è diventato praticamente la regola.

Abusate sono anche:

  • mettere due parole in croce
  • mettere insieme il pranzo con la cena

e l’uso del termine “qualcosa” al posto di un nome che non si ricorda o non si sa pronunciare:

  • «E portami anche il DVD di un film con quel Viggo qualcosa-nsen» (Scrubs)

Vanno progressivamente diventando abusate anche le forme botta-e-risposta, ad affermazione, del tipo:

  • «Questi pantaloni non mi entrano più». «Fattele due domande»
  • «Nessuno vuole uscire con me». «Chiediti perché»
  • «Le vendite del nuovo sushi di millepiedi non riesce a decollare». «Ci sarà un motivo»

o a domanda, come ad esempio:

  • «Hai paura?» «Dovrei averne?»
  • «Sei arrabbiato?» «Dovrei esserlo?»
  • «Non ti fidi?» «Ne ho motivo?»

Non si tratta di forme sbagliate, ma solo di qualcosa che – come tutto ciò che è abusato – rischia di rendere logoro anche il contesto in cui si inserisce.

Altri termini andrebbero usati con molta cautela perché tipici della tv (al di là di film e serie)

  • share
  • zapping
  • bucare lo schermo
  • prime time

o della radio:

  • oldie
  • dolbizzato
  • microfonizzazione

Non è certo vietato usarli; ma l’uso andrebbe limitato al contesto giusto. Se un personaggio lavora in radio, ci sta bene che dica hit; così, se si commenta un certo evento televisivo, la parola tronista potrebbe essere la più giusta. Negli altri casi, sarebbe meglio starci attenti.

Si sconsiglia infine l’uso fuori contesto di espressioni rese celebri da personaggi televisivi (perché esse ricondurrebbero immediatamente a quel personaggio, alla sua epoca, al suo contesto di riferimento). Quindi, a meno che non li si stia citando esplicitamente, meglio evitare espressioni tipiche di star televisive, quali ad esempio Mike Bongiorno con i suoi

  • Allegria!
  • Colpo di scena!
  • Risposta esatta!

ovvero i Simpson:

  • Ciucciati il calzino.

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