A volte non ci accorgiamo di utilizzare forme regionali (o regionalismi), usate cioè solo in alcune parti d’Italia, da una minoranza della popolazione.

Alcune di esse riguardano l’uso delle preposizioni:
- andare a mare anziché andare al mare
- ci vediamo a studio anziché ci vediamo allo studio
- sto a piazza Dante anziché sto in piazza Dante
È tipica dell’area campana l’espressione:
- fuori al balcone
particolarmente scorretta in quanto, di fatto, chi si trova sul balcone non sta fuori di esso; le forme corrette sono:
- sul balcone o al balcone
Del centro-sud sono anche tipiche le forme:
- che andasse a studiare! anziché che vada a studiare!
nel senso di: “Pensi a studiare, piuttosto che ad altro”, dove al congiuntivo presente si sostituisce impropriamente l’imperfetto, e:
- ho chiamato a Lisa anziché ho chiamato Lisa
nonché termini non registrati dai dizionari, ma fortemente radicati come sparatrap (cerotto adesivo a nastro usato nelle fasciature).
A volte, parole d’uso comune con un significato specifico in italiano vengono riprese dal dialetto in un senso diverso: è il caso ad esempio di cinturino, che normalmente sta a indicare la parte dell’orologio che lega il meccanismo al polso, mentre in Puglia si usa con riferimento alla cintura del padre che si riversa sui figli:
- alcuni di noi sapevano che a casa li avrebbe aspettati il cinturino
In generale nello scritto l’uso di forme regionali può essere limitante (non tutti sono in grado di comprenderle) o dare una cattiva impressione (l’uso di una preposizione sbagliata è pur sempre un errore). Anche in questo caso tuttavia un uso consapevole può rivelarsi appropriato: ad esempio nella caratterizzazione di luoghi e personaggi (nel qual caso è meglio sottolineare la specificità del termine, facendo in modo che, oltre al sapore tipico dei luoghi, il lettore possa accedere correttamente anche al significato).


