Raccontare una storia non significa solo sapere cosa dire, ma anche cosa non dire.
La sintesi è un’arte; l’ellissi una strategia.

Se il racconto è un copro, la sintesi è la muscolatura tonica, priva di grasso; l’ellissi è invece il respiro tra una battuta e l’altra, lo spazio bianco tra due vignette, il dettaglio che non serve mostrare, perché il lettore l’immagina già.
- sintesi: è la forza della concentrazione. Che non vuol dire parlare in fretta o usare meno parole, bensì concentrare il significato. È riuscire a dire una cosa grande in forma piccola, come una poesia haiku. È la realizzazione concreta dello slogan less is more.
- ellissi: è il taglio intelligente, basato sulla decisione di cosa non mostrare affinché il lettore possa intuirlo, completarlo, ricostruirlo. L’ellissi crea complicità. Quando qualcosa manca, il lettore riempie il vuoto con la propria immaginazione e questo ne aumenta il coinvolgimento.
Sintesi ed ellissi vanno usate con perizia. il rischio della sintesi è di annoiare: leggere continuamente di fatti raccontati, anziché drammatizzati (cioè messi in scena in maniera tale che possiamo sentirci proprio lì, in mezzo alla burrasca degli eventi), stanca. D’altro canto, omettere con intento ellittico fatti necessari a comprendere la trama non creerà complicità e coinvolgimento nel lettore, ma spiazzamento e delusione.


