Alcuni chiarimenti sulla premessa.

- una sola premessa per romanzo: un buon romanzo è ricco di eventi e si apre a molte interpretazioni. Si può leggere Cenerentola e dire: «Ma chi si crede di essere questo bel tomo? Scegliere una sposa fra tutte le fanciulle del regno. Mi sembra che la premessa di Cenerentola sia: “il potere assoluto corrompe in modo assoluto”». Ma se questa fosse la premessa, allora sarebbe stata dimostrata in modo più efficace qualora il principe avesse deciso di scegliere due o tre mogli. La premessa che può essere efficacemente dimostrata da una storia è una e una sola.
- una premessa non deve essere universalmente valida: la bellezza e la bontà trionfano sempre sulla bruttezza e sul male? Tutt’altro. Allora non si potrà usarla come premessa? certo che sì: una premessa deve essere universalmente valida solo all’interno del romanzo stesso.
- una premessa può essere riutilizzata: la tua storia dev’essere originale, così come la tua scrittura, ma una buona premessa non si logora mai. In effetti, probabilmente bastano tre premesse per descrivere il 90% dei film di Hollywood: 1. l’amore vince su tutto 2. il piccolo può battere il grande, se ce la mette tutta 3. il bene sconfigge il male. Puoi scrivere più di un romanzo con la stessa premessa; e puoi scrivere un romanzo con la premessa di un’altra opera di narrativa.
- una premessa dev’essere specifica: ci sono molti modi per dimostrare qualsiasi premessa, ma una premessa come “la vita è dura” è così vaga che potrebbe risultare inutile a fornire una traccia di elaborazione romanzesca. Per assicurati che la tua premessa sia abbastanza specifica, accertati che abbia due parti: in modo che una condizione porti a un’altra, oppure che una condizione venga paragonata a un’altra. Ad es.: “Ad essere buoni… ci si guadagna”; “L’amore richiede compromessi… se vuole durare”; “L’avidità… conduce al successo” (pp. 62-63).


