Sorpresa: il mindfuck

Il mindfuck è un particolare tipo di colpo di scena che scardina completamente la nostra percezione della realtà. È spiazzante perché nasce da una manipolazione ben congegnata del punto di vista. È il narratore che tiene le carte coperte fino all’ultimo e poi le rovescia sul tavolo in un colpo solo, costringendoti a rivedere tutte le tue convinzioni.

Mentre nell’insight noi rielaboriamo la visione che ci eravamo formati, arricchendola e approfondendola, nel mindfuck scopriamo che non sapevamo niente, perché l’idea che ci eravamo fatti era completamente sbagliata.

Nel celebre I soliti sospetti seguiamo la narrazione di Verbal Kint (Kevin Spacey) un passo dopo l’altro, convinti che ci condurrà a conoscere la storia per intero, così come si è svolta; solo alla fine ci rendiamo conto – insieme al poliziotto che ha condotto l’intero interrogatorio – che siamo stati presi in giro da un criminale che, con le sue bugie, è riuscito a farla franca.

In Fight Club assistiamo a qualcosa di simile: solo all’ultimo momento scopriamo che Tyler Durden non esiste davvero ma è soltanto un alter ego della psiche disturbata del protagonista. Qui la manipolazione non avviene con il secondo fine di ingannarci: la storia nasce dalla schizofrenia del protagonista-narratore.

In entrambi i casi, tuttavia, notiamo che il mindfuck prende le mosse da una distorsione della realtà che, più o meno consapevolmente e colpevolmente, qualcuno opera ai nostri danni, inducendoci a vedere le cose in maniera diversa da come sono realmente.

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