CONCLUSIONI

L’importanza dello show, don’t tell – oltre a coinvolgere il lettore e a trasportarlo nella scena – sta come abbiamo visto nell’aggiungere elementi di realtà che permettono di vedere le cose proprio come l’autore ha inteso rappresentarle.

Va da sé che, nella scrittura, il contesto imporrà scelte molto più fluide di quella presentata, la quale va dunque intesa come un repertorio (ovviamente non esaustivo) di possibilità e non certo come uno schema da applicare rigidamente. Volta per volta, l’ordine degli SHOW sarà diverso: alcuni compariranno, altri no; certi andranno frammentati in più punti, per cadenzare il ritmo (come ad es. in #5), certi andranno invece espansi per dare rilievo a questo o quell’aspetto, a seconda delle esigenze della narrazione. Similmente, non è detto che d’ogni fattispecie se ne debba presentare sempre una sola (c’è ad es. un’ulteriore battuta di dialogo in #17); al contrario, potranno esserci trenta battute di dialogo e nessuna divagazione; quattro movimenti di scena e nessun movimento continuo e così via. 

La precisione che lo SHOW permette di ottenere è anche evidente nelle note fra parentesi quadre: come ad es. nella nota del #2, nella quale la cucina appare semplicemente buia, ma non è possibile vedere la presenza della finestra e la posizione del lavello. 

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